L’Acqua

Dossier de “il giornale della natura”, a cura di Luisa Motta e Paolo Vaccaro

www.consumietici.it/ita/6/acqua.doc

 

 

In questo dossier troverete:

 

Acqua e diritti:

L’acqua risorsa non rinnovabile

     I diversi usi dell’acqua

     I consumi in agricoltura

     Principali problemi causati dalle tecnologie di irrigazione.

     Effetti negativi sull’ambiente a causa delle canalizzazioni

     Peggioramento della qualità dell’acqua a causa della diffusione dei pesticidi e fertilizzanti chimici.

     La diffusione di pesticidi e fertilizzanti chimici in agricoltura è causa dell’inquinamento idrico

     Influenza del debito estero per i paesi del terzo mondo

     L’industria

     Gli usi domestici

     Proteggiamo l’acqua

     Legislazione Nazionale

Tre miliardi di rubinetti

     L’acqua come noi la vediamo

     L’acqua nel futuro della Terra

     Chi è Riccardo Petrella

     L’acqua è salute e sviluppo

     Due strade diverse

     La strada del Contratto Mondiale per l’Acqua

     Cosa possiamo fare in concreto

     I punti essenziali del manifesto mondiale dell’acqua

 

Acqua e terapia:

L'acqua che cura

     Quando può esserci utile l'acqua.

     L'idroterapia di Sebastian Kneipp

     Abluzione totale

     Spugnatura a secco

     Infusioni

     Infusione al braccio

     Bagno freddo al braccio

     Wassertreten

     E se siete malati, Kneipp dice...

     Disturbi circolatori

     Impacchi

     Terapia Kneipp in caso di meteoropatia

 

Acqua e consumo:

Le acque minerali

     L’etichetta

     Diciture obbligatorie

     Diciture facoltative

     L’etichetta fa acqua!

     Quale acqua per il neonato

     Naturale, gasata o effervescente naturale

     Acqua in scatola: attenzione all’imballaggio giusto

 

 

 

Acqua e diritti:

 

L’acqua risorsa non rinnovabile

È necessaria una nuova consapevolezza del fatto che la rarità crescente delle risorse in acqua dolce la rendono un bene non rinnovabile

 

Una sola cosa vale universalmente: l’esistenza umana dipende dall’acqua. L’atmosfera, la biosfera e la geosfera hanno tutte delle relazioni di interazione con l’acqua. L’acqua interagisce con l’energia solare per determinare il clima, e trasforma e trasporta le sostanze fisiche e chimiche necessarie a tutta la vita sulla terra.

L’acqua è una risorsa naturale unica e allo stesso tempo limitata.

Attualmente l’acqua viene utilizzata senza tenere conto della sua crescente scarsità. La domanda di acqua è triplicata dal 1950 a oggi, e si prevede che raddoppi entro il 2050. Gli investimenti internazionali sorpassano i 130 miliardi di dollari (dati UNP) ma con risultati non adeguati alle crescenti richieste.

In molte zone della terra l’acqua è abbondante, ma in altre è un bene di prima necessità: un miliardo di persone nel mondo non hanno acqua potabile e altri 2 miliardi non hanno un rifornimento adeguato. Queste sono localizzate soprattutto nei paesi del terzo mondo.

Si stanno diffondendo malattie causate da una cattiva qualità delle risorse idriche. Ogni giorno muoiono 6000 bambini a causa della cattiva qualità dell’acqua che ingeriscono, è colpita particolarmente la povera gente che non ha i mezzi necessari per accedere all’acqua potabile.

Negli ultimi anni le questioni legate all’acqua hanno attratto in misura crescente l’attenzione internazionale. L’ONU ha organizzato una conferenza internazionale sull’acqua e l’ambiente (ICWE) nel 1992 a Dublino. Il messaggio trasmesso da questa iniziativa è che l’acqua è ormai una delle risorse più rare e preziose presenti sul nostro pianeta e che l’uomo non ha ancora compreso, né riconosciuto, che la disponibilità di acqua non è infinita. È necessaria una nuova consapevolezza del fatto che la rarità crescente delle risorse di acqua dolce, e il cattivo uso che ne viene ancora fatto, minacciano gravemente le possibilità di uno sviluppo che sia sostenibile a livello globale.

La concorrenza esistente tra agricoltura, industria e insediamenti urbani per l’accesso alle disponibilità limitate di acqua, costituisce un ostacolo al suo organico sviluppo in numerosi paesi.

Facciamo un esempio, prendendo in considerazione come unità di misura un Mc che equivale a 1000 miliardi di litri. Le precipitazioni annuali medie che ricoprono le terre emerse sono valutabili intorno ai 110.000 Mc d’acqua, ma 70.000 Mc di queste evaporano prima di raggiungere il mare. I 40.000 Mc rimanenti sono potenzialmente disponibili per l’utilizzazione umana. Infatti il consumo mondiale delle risorse idriche si aggira attualmente intorno ai 40.000 Mc che costituiscono il 10% delle disponibilità rinnovabili annuali.

Queste cifre possono far credere che l’acqua sia ampiamente disponibile per l’utilizzazione umana, ma a uno sguardo più attento risulta evidente che la situazione è di gran lunga più complessa.

I 40.000 Mc d’acqua disponibili sono, infatti ripartiti in maniera molto differenziata.

Per due terzi quest’acqua si trova sotto forma di flussi violenti (pioggia, corsi d’acqua, ci), restano quindi disponibili solo 14.000 Mc d’acqua in forma stabile. Una parte rilevante di questa quantità deve essere lasciata al suo corso, per salvaguardare terre umide, delta fluviali, laghi e corsi d’acqua (ad esempio, 6000 Mc d’acqua sono necessari per trasportare e diluire annualmente le reflue attualmente prodotte ogni anno dalle attività umane in tutto il mondo).

 

I diversi usi dell’acqua

L’utilizzazione dell’acqua attualmente varia secondo la sua accessibilità, la sua qualità e la situazione socioeconomica delle regioni interessate. Tre sono le forme di utilizzo delle risorse idriche da parte dell’uomo: l’agricoltura, l’industria, gli usi domestici.

 

I consumi in agricoltura

I bisogni netti di acqua per agricoltura sono particolarmente importanti in rapporto ad altre forme di utilizzazione, come si può facilmente intuire da questo semplice esempio: con 15.000 mc d’acqua possiamo: irrigare 1 ettaro di risiera; servire 100 clienti di un hotel di lusso per 55 giorni; servire 100 nomadi e 450 capi di bestiame nell’arco di 3 anni; servire 100 famiglie rurali nell’arco di 4 anni.

L’utilizzazione di acqua per agricoltura è più elevata nei paesi a basso reddito (91%) rispetto ai paesi ad alto reddito (39%). Questo perché l’irrigazione è praticata con modalità diverse secondo le aree geografiche e le zone climatiche e dipende dal grado di tecnologia applicata: infatti i mezzi artificiali per controllare l’afflusso idrico vanno da quelli più sofisticati, ad alta densità di capitale, a quelli più rudimentali ed economici. Le tecniche di irrigazione più sofisticate si basano sulla costruzione di vaste dighe per raccogliere l’acqua, sistemi di pompaggio, complessi sistemi di canalizzazione per portare l’acqua ai campi ed elaborati sistemi meccanici per la distribuzione dell’acqua sulle culture.

 

Principali problemi causati dalle tecnologie di irrigazione.

Due terzi dell’acqua prelevata da corsi d’acqua, laghi e falde acquifere sono utilizzati nell’irrigazione

La salificazione del suolo, vale a dire, il progressivo aumento di sali, che nel tempo impedisce l’uso e distrugge le potenzialità produttive dei terreni ha dovuto a un cattivo drenaggio dei terreni, unito a una forte evaporazione delle aree irrigate. Infatti una volta che si crea un eccesso di acqua all’interno del perimetro irrigato, e che i terreni non sono in grado di assorbirla in modo naturale, si assiste al fenomeno della salificazione del suolo. L’acqua in eccesso cede al suolo il suo contenuto di minerali, che era inizialmente in lei disciolto. La salificazione del suolo non comporta solo danni per le culture irrigate, ma può anche comportare dei problemi per l’ulteriore utilizzazione dell’acqua a fini domestici e industriali. Su 270 milioni di ettari di superficie irrigata si stima che 20/30 milioni siano gravemente colpiti da questo fenomeno e che da 60 a 80 milioni ne soffrono in misura minore. Una delle principali cause del calo della produttività dell’agricoltura di irrigazione è legata proprio a questo fenomeno. L’innaturale prelievo dell’acqua dalle falde freatiche crea dissesti nella struttura idrogeologica del sottosuolo, modificando il rapporto tra le acque sotterranee e le formazioni geologiche sotterranee, si assiste, in tale modo, a fenomeni di salificazione dell’acqua già prima che questa venga relegata per usi agricoli.

 

Effetti negativi sull’ambiente a causa delle canalizzazioni

I progetti di controllo (sbarramento e deviazione dei fiumi, contro la logica e il loro naturale scorrere, allo scopo di aumentare la possibilità di acqua), hanno mostrato di essere autodistruttivi. Quando si costruiscono dighe sommergendo vasti bacini boscosi e le acque del fiume vengono deviate dal loro corso e incanalate, oppure quando si canalizzano con opere in cemento fiumi e torrenti, si commettono quattro tipi di violenza contro il ciclo idrico dei corsi d’acqua:

   la deforestazione che viene effettuata nel bacino, riduce la caduta di piogge e quindi la portata dei fiumi, trasformandoli da perenni in stagionali;

   la deviazione dell’acqua dal suo corso naturale e dalle zone umide originarie, imposta dai progetti ingegneristici, può causare fenomeni di saturazione e di salinizzazione dei terreni;

   la deviazione dell’acqua dal suo corso naturale fa sì che il fiume non reintegri più i corsi d’acqua sotterranei;

   la riduzione degli afflussi di nuova acqua dolce nel mare, perturba l’equilibrio acqua dolce/acqua marina e dà luogo a processi di salinizzazione ed erosione delle coste.

 

Peggioramento della qualità dell’acqua a causa della diffusione dei pesticidi e fertilizzanti chimici. La diffusione di pesticidi e fertilizzanti chimici in agricoltura è causa dell’inquinamento idrico

L’utilizzazione irrazionale e indiscriminata di queste sostanze ha come effetto fondamentale la crescente pericolosità di un impiego incontrollato di fitofarmaci, sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente nel suo complesso. Una prima ricaduta ambientale è rilevabile proprio nell’incremento delle sostanze stesse nelle acque utilizzate per l’irrigazione dei campi, che in seguito vanno di nuovo a far parte del ciclo idrologico complessivo (falde freatiche, fiumi, mari); per cui l’eccessiva salinizzazione del suolo e delle acque, unita alle sostanze chimiche, fanno si che l’acqua che ritorna all’interno del circuito idrogeologico risulti di qualità scadente con conseguenze negative sulla stessa agricoltura ed irrigazione, e sulla salute dell’uomo.

 

Influenza del debito estero per i paesi del terzo mondo

La situazione idrica nei paesi del Sud del Mondo è dovuta in larga misura alla diffusione dell’agricoltura irrigua. L’istituto per l’irrigazione in un rapporto del 1992, stima che l’agricoltura d’irrigazione garantisca attualmente impiego e redditi a circa 2,4 miliardi di persone. Viene stimato inoltre che nei prossimi trent’anni l’80% delle disponibilità alimentari supplementari necessari per nutrire la popolazione a livello mondiale deriveranno dall’irrigazione. Ne consegue un legame crescente fra disponibilità alimentari e disponibilità idriche. Da qui anche la spasmodica ricerca di sementi modificate geneticamente, come il riso, che abbiano bisogno di un basso apporto idrico per crescere. Nel 1800 le terre irrigate nel mondo potevano essere valutate intorno agli 8 milioni di ettari, nel 1990 la superficie irrigata netta copriva 237 milioni di ettari, posizionate per i tre quarti nei paesi sottosviluppati. L’acqua consumata attualmente per tali pratiche di irrigazione è di 60 miliardi di litri per anno. L’irrigazione in tal modo assume una duplice natura: da un lato diventa mezzo di produzione agricola rilevante e di crescente importanza nel prossimo futuro; dall’altro costituisce la principale forma di consumo delle risorse idriche dovuta all’uomo.

È evidente in tal modo che esiste un problema di rapporto tra necessità alimentari e scarsità della risorsa e sua qualità. La cosiddetta rivoluzione verde, che ha fatto triplicare le aree irrigate negli anni che vanno dal 1950 al 1970, con una velocità superiore a quella della crescita della popolazione negli stessi anni, è nata proprio con la diffusione nei paesi del Sud del Mondo delle tecnologie di irrigazione e dei pesticidi e fertilizzanti chimici ad esse associate. Questa è stata avviata e favorita in collaborazione con i governi occidentali tramite la Banca Mondiale che è stata la principale investitrice nei progetti di irrigazione nei paesi del Terzo Mondo. Il peso crescente del debito estero, e la conseguente necessità di ottenere valuta estera dalle esportazioni agricole, è stata una delle principali spinte verso la diffusione della cosiddetta rivoluzione verde nei paesi del Sud del Mondo.

La diffusione delle monoculture e dei grandi progetti di irrigazione finanziati da organismi finanziari internazionali, hanno in tal modo alimentato un meccanismo circolare, che partendo dalle necessità di ripagare il debito estero spingendo a una produzione agricola intensiva -ad alta densità di capitale con costi marginali ridotti per le esportazioni- ha portato conseguenze sociali, economiche e ambientali (sulle risorse idriche e non solo) di grande rilievo. L’impatto di questo meccanismo sulle risorse idriche locali, non può essere unicamente giustificato, in una visione riduttiva del problema, con le necessità derivate dalla crescita demografica della popolazione in queste aree e dal suo relativo depauperamento, tenendo presente che nei paesi sottosviluppati gran parte dell’acqua viene mediamente utilizzata per l’irrigazione e viene utilizzata in modo non corretto: salinizzazione dei suoli e calo di produttività dei terreni sono dovute al cattivo drenaggio idrico.

 

L’industria

L’inquinamento idrico dovuto all’industria ha un’incidenza maggiore nei paesi dell’occidente industrializzato essendo maggiore il peso relativo del settore secondario e, quindi, la quantità di acqua utilizzata al suo interno. Alcuni processi tecnologici industriali nei paesi del Nord sono oggi più moderni e meno inquinanti, in seguito all’introduzione di normative più severe.

 

Gli usi domestici

Il sistema di canalizzazione per la distribuzione dell’acqua è spesso inefficiente e comporta sprechi. L’inefficienza dei sistemi di distribuzione può essere causata da una cattiva manutenzione degli impianti e delle tubature; il fenomeno è certamente rilevante anche se non si hanno a disposizione dati che ne quantifichino l’incidenza complessiva sul consumo delle risorse idriche. Nelle fasce ricche di popolazione e nelle aree urbane, il consumo eccessivo di acqua costituisce un’ulteriore causa di scarsità delle risorse idriche. Nelle aree ricche, l’acqua è considerata ancora da molti un bene largamente disponibile. L’utilizzazione che ne viene fatta nella pratica quotidiana è l’utilizzazione indiscriminata e consumistica che si esprime in un eccessivo consumo di acqua per usi domestici rispetto alle quantità realmente necessarie per espletare le funzioni richieste. L’aumentare della popolazione urbana comporta la crescita più che proporzionale dei consumi di acqua e quindi una maggiore necessità di convogliare ingenti quantità idriche in un’area delineata. Il cittadino deve essere, sensibilizzato per quanto riguarda l’uso indiscriminato di inquinanti (detersivi), sempre fornendo le necessarie alternative agli usi consolidati.

 

Proteggiamo l’acqua

Alcune delle principali proposte indicate dalla FAO nel piano di azione internazionale del 199e per l’utilizzazione sostenibile delle risorse idriche definito in collaborazione con le altre organizzazioni facenti parte del sistema delle nazioni Unite, prevede 5 livelli di intervento:

- utilizzazione sostenibile dell’acqua, dal punto di vista del consumo - salificazione e drenaggio - gestione della quantità dell’acqua - programmi agricoli di piccola dimensione - gestione delle risorse idriche scarse.

Diventa in questo quadro importante la diffusione dei sistemi di agricoltura alternativi come quelli biologici. I programmi agricoli di dimensioni ridotte che, come si è visto, sono auspicati dalla FAO nel suo piano di azione, permetterebbero oltre che una migliore gestione delle risorse idriche, anche di introdurre tecniche per l’agricoltura meno inquinanti. Sarebbe quindi necessaria una riconversione alle tecniche proprie dell’agricoltura biologica, con l’uso di fertilizzanti naturali e insetti litofagi per combattere I parassiti; la rivalutazione di alcune forme di rotazione delle colture e l’introduzione di colture che siano adeguate alla salvaguardia delle falde acquifere nei singoli contesti di riferimento con l’esaltazione delle caratteristiche specifiche di ogni singola area.

 

Legislazione Nazionale

Una legislazione organica nazionale che tenga conto di tutti gli usi dell’acqua sarebbe uno strumento utile per intervenire sull’uso indiscriminato dell’acqua da parte dell’agricoltura e dell’industria, evitando di inquinare grandi quantitativi d’acqua peggiorandone la qualità.

Il problema dell’acqua non è però unicamente da gestire a livello nazionale, in quanto costituisce un problema di dimensioni più vaste. Piani di intervento internazionale per la regolazione e il coordinamento delle iniziative sono in tal modo sempre più crescenti: la Dichiarazione di Dublino del 1992; la conferenza di Rio de Janeiro del 1992; la carta Mediterranea dell’Acqua del 1992: sono tentativi di muoversi verso una protezione dell’acqua.

 

(Adria Granelli, Il Giornale della Natura n. 126 settembre ‘99)

 

 

 

 

 

Qualche numero....

 

- Le precipitazioni e i prelievi di acqua variano notevolmente a seconda delle regioni mondiali interessate.

- La disponibilità idrica è più elevata in America latina e più ridotta nell’Africa del Nord e nel vicino Oriente.

- Il continente asiatico nel suo insieme preleva circa il 50% delle risorse idriche mondiali.

- Il 70% dell’acqua prelevata dai corsi d’acqua, dai laghi e dalle falde freatiche (acqua del sottosuolo) viene utilizzata per l’irrigazione in agricoltura.

- Le utilizzazioni domestiche e quelle industriali costituiscono il restante 30% dell’acqua dolce complessivamente consumata dall’uomo.Casella di testo:  

- L’acqua dolce disponibile è una forma rara d’acqua; infatti circa il 99% dell’acqua disponibile sul pianeta è salata: il 97% di questa è contenuta negli oceani e il 2% è in forma solida, contenuta nelle calotte polari e nei ghiacciai. Il residuo 1% è sotterranea; una porzione minima è presente sotto forma di laghi, umidità del suolo, corsi d’acqua e nei sistemi biologici.

 

(A.G.)

 

 

Tre miliardi di rubinetti

Non è possibile pensare ad un politica di ecoequilibrio del Mondo senza affrontare il diritto inalienabile di ogni singolo essere umano ad alcuni beni essenziali.

Fra questi l’acqua di cui, afferma Riccardo Petrella, nel 2025 saranno prive 3 miliardi di persone nel Pianeta.

 

Il Professor Mandel, in un suo intervento in occasione di un confronto fra religiosi e teologi sulla visione delle religioni verso l’ecologia, narrò la visione dell’Islam sul diritto inalienabile di tutti gli esseri umani al fuoco (energia), all’acqua, alla terra...

D’altronde se noi guardiamo alla nostra Carta Costituzionale essa è chiara “le acque sono di tutti”.

In questa fase dello sviluppo sociale e politico della Terra intera, una fase in cui tutti parlano di “logiche del mercato” non possiamo né dobbiamo permettere che alcuni beni essenziali sfuggano a questa corretta definizione: in quanto abitante del mondo ne hai diritto inalienabile.

 

L’acqua come noi la vediamo

Noi cittadini europei siamo abituati a considerare il diritto all’acqua come ovvio. Consumiamo circa 900 litri di acqua a testa all’anno e non ci rendiamo conto di cosa vuol dire non averla.

A essere onesti in Sicilia soprattutto (con la proprietà dei “baroni”) qualche avvisaglia di cosa vuol dire la penuria d’acqua è nota. Ma non è nulla rispetto a un cittadino della Guinea.

In Guinea Bissau un cittadino consuma (può consumare) 20 litri di acqua all’anno.

 

L’acqua nel futuro della Terra

A Lisbona, presieduto da Mario Soares (già Presidente del Portogallo) è nato il Comitato Promotore Mondiale per l’Acqua. Sempre a Lisbona si è costituto il Gruppo di Lisbona, presieduto da Riccardo Petrella (vedi box), che riunisce le migliori teste pensanti nell’ambito sociologico ed economico che lottano per una visione economica del Pianeta fondata sull’equilibrio e la solidarietà.

I due organismi hanno lanciato una campagna mondiale per un Contratto Mondiale dell’acqua al fine di prevenire quanto denunciato dal Wordl Watch Insitute e cioè che nel 2025 ben tre miliardi di persone non avranno diritto all’acqua.

L’Africa del Nord e il Medio Oriente hanno visto dimezzarsi dal 1960 al 1990 la disponibilità procapite di questo bene prezioso!

Non c’è futuro di pace e sviluppo se non si risolve questo problema.

 

 

Chi è Riccardo Petrella

 

Economista, professore dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), Consigliere della Comunità Europea. Per 15 anni ha diretto il programma Fast (Forecasting and Assessment in Science and Technologie) della Commissione Europea.

Presiede oggi il Gruppo di Lisbona, una organizzazione di sociologici ed economisti che ha come scopo di contrastare le logiche attuali dominanti che distruggono la socialità e la società stessa dell’uomo.

Ha pubblicato nel 1995 I limiti della competitività, edizione italiana della Manifestolibri, e nel 1998 Il manifesto dell’acqua: per un contratto mondiale.

Ha partecipato, con Alain Touraine, Marcos Arruda e Alex Zanotelli, alla redazione del volume Per una economia di equità nella dignità, curato da Daniela Fornaciarini e Lavinia Sommaruga, edito da Stampa Natura e Solidarietà, Via Angera,3 20125 Milano. (per info sul libro vedi in questo sito: i nostri libri, collana saper scegliere)

 
 

L’acqua è salute e sviluppo

L’OMS (organizzazione mondiale della sanità) ritiene che ben l’80% della mortalità infantile sia determinato dall’acqua. I nostri lettori ben si ricordano che la campagna contro la Nestlé si basa proprio sul fatto che questa azienda fa una propaganda scorretta nei confronti delle donne facendo si che esse scelgano di abbandonare l’allattamento al seno per quello con il latte artificiale. Ma nel momento in cui non si allatta al seno il bimbo perde quelle sostanze immunizzanti che la madre gli passa e contemporaneamente, assumendo il latte preparato con acqua non perfettamente potabile, si ammalano, e muoiono, di malattie diarroiche.

Nel Nord Africa le donne occupano la stragrande maggioranza del proprio tempo per la ricerca dell’acqua e ciò, ad esempio in Marocco, è causa della non frequenza scolastica per l’80% di esse.

In tutto il Mondo la carenza di acqua determina condizioni igieniche tali da incrementare le malattie causando in tutti questi Paesi problemi di enormi costi umani e sanitari.

In tutto il Sud del Mondo sta diminuendo, a causa della scarsità di acqua, la coltivazione degli alimenti base per l’uomo.

 

Due strade diverse

Di fronte a questa situazione stanno intervenendo più forze sociali e istituzionali con logiche differenti.

Il grande problema è che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale stanno imponendo una logica di mercato.

Esso affermano semplicemente: per migliorare la qualità dell’acqua e per distribuirla di più occorre farne una merce e dare ad essa il prezzo che renda conveniente la sua distribuzione ed il suo miglioramento.

Una ricetta apparentemente ovvia in questa fase del Mondo.

Peccato che non tenga conto in modo assoluto che centinaia di milioni di persone non hanno neanche la più lontana possibilità di pagare qualsivoglia prezzo!

Peccato che questa ricetta abbia come immediato risultato l’ulteriore impoverimento di coloro che già non hanno accesso costante e sufficiente (parliamo di sopravvivenza!) all’acqua.

 

La strada del Contratto Mondiale per l’Acqua

È quella di organizzare il rapporto con il Sud del Mondo e la politica di cooperazione allo sviluppo per arrivare a creare 3 miliardi di rubinetti aperti nel 2025.

Il Contratto Mondiale per l’Acqua (vedi box) prevede una impostazione di “diritto giuridico” che afferma che l’acqua è un bene di tutti (singoli e collettività) e uno sviluppo coordinato della politica di aiuti al fine di far arrivare questo bene il più largamente possibile.

Questo però sviluppando a livello planetario una coscienza dei singoli verso un “consumo responsabile e solidale” del bene che vuol dire anche la partecipazione economica dei singoli e delle collettività alla “qualità” dell’acqua e alla sua “distribuzione”.

 

Cosa possiamo fare in concreto

Si prospetta per tutti (singoli, associazioni di volontariato, gruppi ecologisti e ambientalisti, organizzazioni non governative ecc.) un’intensa stagione di impegno su questo tema.

La rete dei parlamenti dell’acqua. In tutti i Paesi occorre costruire un Parlamento dell’acqua che faccia un lavoro di lobby positiva nei confronti delle nazioni affinché sia dato nuovo corpo giuridico al tema.

Una campagna di sensibilizzazione. In tutti i Paesi occorre avviare campagne di sensibilizzazione per un uso cosciente e responsabile dell’acqua.

La politica degli aiuti e della cooperazione allo sviluppo.

 

(Tommaso Delfini, Il Giornale della Natura n. 126 settembre ‘99)

 

  

 

 

I punti essenziali del manifesto

 

Per un contratto mondiale dell’acqua:

 

        l’acqua è “fonte di vita” e quindi appartiene in comune a tutti gli abitanti della Terra;

 

        il diritto all’accesso all’acqua è intangibile ed è sia individuale sia collettivo;

 

        l’acqua deve essere strumento di solidarietà e di vita fra gli uomini come singoli e come

comunità, generazioni e generi, società e comunità, Paesi;

 

        la questione dell’accesso e dell’utilizzo dell’acqua è strettamente legata ai concetti di democrazia

e cittadinanza;

 

        il cittadino deve essere al centro di ogni decisione ad essa attinente;

 

        qualsiasi politica dell’acqua implica un alto grado e sviluppo della democrazia sia a livello locale,

sia nazionale, sia mondiale, sia continentale;

 

        l’accesso all’acqua presuppone una politica di collaborazione e di partnership che deve vedere il

superamento delle logiche dei conflitti economici e dei conflitti militari per l’egemonia sui

mercati e/o sulle terre;

 

        i costi di una politica mondiale dell’acqua debbono essere a carico contemporaneamente dei

singoli e delle collettività secondo i principi della responsabilità, della solidarietà e dell’utilità di

questo bene.

 

 

Acqua e terapia:

 

L'acqua che cura

L'elemento più versatile e salutare ha mille virtù per la salute e la guarigione.

Storia e prospettive dell'idroterapia

 

La vita è nata nell'acqua; e tra tutti gli elementi, l'acqua è forse quello più vitale, più di ogni altro indispensabile a qualsiasi forma di vita. L'acqua in natura compenetra quasi sempre gli altri due elementi che le sono vicini, rendendo fertile la terra e... respirabile l'aria, ed è in grado di mitigare la violenza del fuoco. Grazie alla sua capacità di mutare forma, l'acqua compie continui passaggi, dalla terra verso il cielo e di ritorno, trasformando persino la roccia più dura in mobile sabbia e l'arido deserto in giardino fiorito.

Gli animali lo sanno per istinto: l'acqua è capace di dissetare, di rinfrescare ma anche di lenire ferite e dolori, migliorare la mobilità, riportare l'equilibrio laddove questo sia andato perduto.

Le acque sacre

L'uomo in tutte le epoche e culture lo ha scoperto molto presto: l'acqua è il primo rimedio che la natura ci offre. A seconda della concezione che l'uomo aveva del mondo, egli considerava via via in modi diversi l'acqua e il suo uso. Per gli Indù e gli antichi Greci era preponderante l'aspetto sacrale, purificatore, a volte iniziatico: bagni e abluzioni erano una doverosa preparazione per purificare il corpo prima, l'anima poi. Anche nell'antico Egitto, i sacerdoti-medici tenevano il ricorso all'acqua nella massima considerazione.

Fu sempre in Grecia che Ippocrate di Cos (460-377 a.C.) formulò la sua teoria sugli umori e prescrisse un grande numero di cure che contemplavano l'uso di acqua fredda o calda, sotto forma di bagni, compresse, cataplasmi, vapori, abluzioni e simili. Prevaleva l'aspetto terapeutico mirato, olistico, come diremmo oggi; ma ai pazienti veniva raccomandato il silenzio, durante i bagni (un “religioso silenzio”?...).

Ben diverso il rapporto degli antichi Romani con l'elemento acqua in tutte le sue forme. Considerata fondamentale per il benessere al punto che le città si fondavano preferibilmente vicino a sorgenti termali o comunque in prossimità di abbondanti acque, nel loro uso prevaleva un aspetto ludico. Oggi tendiamo a ricordarne maggiormente gli eccessi tipici dei periodi di decadenza; purtroppo sono andati persi e non ancora del tutto riscoperti gli altri aspetti, con tutto il loro potenziale terapeutico e di “savoir vivre”. A fatica si è riusciti per esempio a ricostruire il “tepidarium” e a cominciare a comprenderne gli enormi benefici per la salute. Il Medioevo costituisce una parentesi buia, nella quale si teme tutto: la luce, l'aria, l'acqua, il peccato, il corpo.

Solo nel diciassettesimo secolo l'acqua viene nuovamente scoperta e usata come mezzo terapeutico, e pionieri come Johann Siegmund Hahn (1664-1742), Vincenz Priessnitz (1799-1851), Sebastian Kneipp (1826-1897) riscoprono e sviluppano man mano numerosissime tecniche che trovano seguaci entusiasti in tutti i ceti sociali, grazie ai risultati ottenuti soprattutto in casi considerati disperati.

È grazie al professor Wilhelm Winternitz (1835-1917), medico viennese, e ad altri medici inglesi e americani,che l'idroterapia entra finalmente in Università e viene insegnata alcune Facoltà di Medicina.

Dopo un secondo sonno da Bella Addormentata, causato dall'iniziale entusiasmo intorno alle scoperte dei farmaci di sintesi, le terapie con gli elementi naturali e soprattutto con l'acqua stanno ora vivendo un periodo di nuovo interesse.

Come ogni epoca e civiltà, anche la nostra ha “riti” e tecniche particolari. L'Italia sembrerebbe il Paese più fortunato: vi sono centinaia di terme salutari, migliaia di chilometri di meravigliose spiagge; è qui che si ritrovano ancora le tracce della tradizione Romana e Greca. Eppure, è ancor oggi comune sentire dire: "Idroterapia? Ah, ho capito, le vasche con l'idromassaggio", oppure veder rabbrividire o addirittura schernirsi a solo sentire parlare di acqua fredda, o di sauna, per fare solo due esempi (ma l'elenco sarebbe lungo...).

 

Quando può esserci utile l'acqua.

Un modo di dire definisce come "acqua fresca" una cura che non serve a nulla. Non potrebbe esserci motto meno indovinato. Sarebbe abbastanza difficile trovare un disturbo nel quale l'acqua (e molto spesso proprio quella "fresca"!) non possa portare quantomeno qualche giovamento.

Chi non ha in casa una borsa dell'acqua calda per lenire qualche crampo o mal di stomaco, e magari anche una borsa per il ghiaccio, da usare tempestivamente in caso di contusioni?

Ebbene, basta aumentare di poco l'armamentario per sfruttare in decine e decine di casi le proprietà curative dell'acqua. Qualche esempio: due fazzoletti di cotone

grandi (tipo da uomo) e una sciarpa di lana contro mal di gola, raucedine, afonia; un asciugamano di cotone o lino (non di spugna) per le frizioni o spugnature; o due di questi asciugamani e una coperta di lana per impacchi e compresse di dimensioni ridotte, da usarsi in caso di vene varicose, insonnia, attacchi febbrili, per citare alcuni esempi molto diversi tra loro; due lenzuola oppure un comodo camicione di lino o cotone leggero per una applicazione più estesa, utile per misure disintossicanti e per favorire la circolazione sanguigna; due paia di calze di cotone e un paio di lana, per un veloce quanto efficace impacco ai piedi; due bacinelle o due secchi per pediluvi alternati caldi e freddi, utili sia in caso di circolazione sanguigna carente, sia in alcuni mal di testa, raffreddori e sinusiti; sarebbe poi utile farsi applicare una doccia "a telefono" con una testa che permetta di bagnarsi, oltre che col solito getto spilliforme (uno stimolo assai forte che può favorire il nervosismo) con un getto largo, morbido ed uniforme, adatto per trasformare la doccia quotidiana in una forma di vera idroterapia, capace di prevenire raffreddori e problemi circolatori e di alleviare maggiormente fatica e stress.

 

Le tecniche idroterapiche

È difficile dire quante diverse tecniche di idroterapia esistano oggi al mondo.Sebastian Kneipp, per esempio, ne codificò ben 160, e sappiamo che quelle proposte da Ippocrate furono almeno alcune decine. Le tecniche di Pristine, Salmonata e molti altri in parte si sovrappongono a queste, ma in parte sono supplementari. Non dimentichiamo poi alcune cure praticate tradizionalmente in diverse regioni della terra, nonché le numerose novità apportate dalla tecnologia degli ultimi decenni.

A grandi linee possiamo dividere le tecniche tra quelle che sono facili e sicure da praticare anche in casa e quelle che vanno necessariamente eseguite in una clinica attrezzata o sotto sorveglianza medica. Un'altra suddivisione può essere tra applicazioni interne - acqua da bere; irrigazioni vaginali e intestinali; bagni intestinali; inalazioni e aerosol- e esterne, a loro volta suddivise nei vari tipi di frizioni/spugnature, abluzioni/docce, bagni parziali o completi a varie temperature, con o senza aggiunte, impacchi, compresse, avvolgimenti, cataplasmi, vapori, idrodeambulazione, idromassaggi.

 

(Gudrun Dalla Via, Il Giornale della Natura n.16 giugno ’93)

 

 

L'idroterapia di Sebastian Kneipp

 

Era l'anno 1848. Nella Biblioteca Statale di Monaco di Baviera un giovane studente di teologia era alla ricerca di qualche libro da leggere: non aveva idee precise e si lasciò consigliare dal bibliotecario. La scelta cadde sul testo “Voi Kart un Würckung de frischen Wassers in die Leiber der Menschen”(Sulla forza e gli effetti dell'acqua fredda sul corpo degli uomini), del dottor J. S. Hahn, scritto nel 1738.

Stava per aprirsi una nuova era nel campo dell'idroterapia.

Lo studente si chiamava Sebastian Kneipp e soffriva di una grave forma di tubercolosi polmonare, tanto grave che i medici gli avevano consigliato di interrompere quegli studi che avevano costituito il grande sogno di un'infanzia molto povera; ma il testo di Hahn si rivelò provvidenziale.

Le notizie che Sebastian vi trovò derivavano da una lunga catena di conoscenze e di pubblicazioni nel campo dell'idroterapia, le cui tappe fondamentali possono essere individuate (per non scomodare il vecchio Ippocrate e molta parte della medicina dell'antichità:

* nell'opera di Friedrich Hoffmann, professore all'Università di Halle, appassionato lettore dei testi di Ippocrate, Celso e Plinio il Vecchio, convinto assertore dell'efficacia dell'acqua come mezzo terapeutico e, grazie alla sua posizione di prestigio in ambito sia universitario che professionale (era medico di corte a Berlino, al servizio di Federico I di Hohenzollern), responsabile della "elevazione" dell'idroterapia a vera e propria scienza medica;

* nell'intenso lavoro di traduzione di testi dall'italiano, dal francese, dall'inglese in tedesco effettuata da uno dei discepoli di Hoffmann, K. F. Schwerdtner, i cui lavori suscitarono l'atten­zione di S. Hahn e di suo figlio Johann, entrambi medici;

* nell'uso sistematico da parte degli Hahn dei principi dell'idroterapia e nella pubblicazione del testo Von Krafft und Würckung des frischen Wassers in die Leiber der Menschen, testo che peraltro venne presto dimenticato;

* nella riscoperta del testo di Hahn da parte del dottor Oertel (nei primi anni dell'Ottocento), che provò in prima persona l'efficacia dei metodi consigliati e ne fu tanto entusiasta che curò la ristampa del libro ormai presente solo nelle botteghe di antiquariato.

Nel testo di Hahni il giovane Sebastiano ritrovò la speranza di guarire: applicò con precisione e costanza le prescrizioni del dottor Hahni e nel 1850 la sua tubercolosi era sconfitta. Kneipp poté proseguire i suoi studi, fu consacrato sacerdote e nel 1855 gli fu affidato l'incarico di confessore presso il convento delle Suore Domenicane a Wrishofen. Per trent'anni continuò con pazienza i suoi studi e le sue osservazioni sull'efficacia dell'acqua nella terapia delle più svariate malattie (curando di tanto in tanto chi si rivolgeva a lui per aiuto), e solo quando nel 1880 divenne parroco la sua fama cominciò a estendersi e il numero dei pazienti ad aumentare. Divenne amico dei due medici operanti a Wrishofen e con loro si dedicò a quel paziente lavoro di osservazione e di scambio di esperienze che gli avrebbe consentito, finalmente, di "sistematizzare" in un certo modo le conoscenze accumulate. Nel 1886 pubblicò il suo lavoro principale Meine Wassekur (La mia terapia con l'acqua); in realtà, anche se l'idroterapia costituiva una delle colonne portanti del suo metodo, il suo programma terapeutico si basava anche su una corretta disciplina del movimento, su regole dietetiche, sull'uso delle piante medicinali, sul mantenimento di una vita ordinata e in sintonia con le leggi della natura (e di Dio); principi, questi, che furono assunti come idee-guida dell'associazione che prese vita nell'anno 1894 (International Verein Kneippscher Arzte, Associazione Internazionale dei medici seguaci di Kneipp), da Kneipp stesso voluta, perché i trattamenti da lui prescritti potessero essere seguiti e affiancati dalla competenza di medici di professione.

"Quando si sostiene la natura, si ottengono i migliori risultati"; "Non agire irragionevolmente contro te stesso!"; "Uno sforzo ragionevole ha un effetto positivo sul corpo".

Aiutare la natura nel suo processo di rigenerazione stimolando in modo ragionevole il corpo, dunque, costituiva il principio secondo il quale Kneipp operava.

Tralasciando per ora erboristeria, dietetica e disciplina del movimento, ci occuperemo di quella che normalmente viene intesa come la terapia Kneipp per eccellenza: l'uso dell'acqua.

Bisogna, prima di tutto, operare una distinzione tra le prescrizioni adatte a una persona sana, che hanno quindi solo uno scopo preventivo, e quelle invece che si rivolgono ai malati, a scopo curativo.

* Nella prevenzione scopo della terapia è il rafforzamento della capacità di resistenza alle malattie, tipica di ogni organismo sano, e la regolazione del sistema vascolare, attraverso la tecnica dello "stimolo", esercitato in questo caso dall'acqua fredda.

Le tecniche usate sono: l'abluzione totale (Ganzwaschung), seguita da una "spugnatura" a secco (Trockenburstung), entrambe da eseguirsi al mattino, l'infusione al ginocchio (Kniegub), l'infusione al braccio (Armgub), il bagno al braccio (Armbad), da eseguire durante il giorno, se ne ha l'opportunità, per finire con una tecnica chiamata Wassertreten (calpestare l'acqua), da eseguire alla sera prima di coricarsi.

 

Abluzione totale

Immergere un asciugamano piuttosto ruvido nell'acqua fredda e passarlo poi su tutto il corpo, senza strofinare né massaggiare, solo "strisciandolo" sulla pelle; per quanto riguarda la successione delle parti del corpo da trattare, Kneipp consigliava petto, addome, schiena, braccia e gambe, mentre oggi nei centri di terapia Kneipp si preferisce seguire lo schema: braccio destro-braccio sinistro-collo-petto-tronco-gambe-schiena-piante dei piedi.

Importante è comunque che sulla pelle rimanga un sottilissimo velo di acqua; l'operazione va eseguita al massimo in due minuti, dopo di che ci si può sdraiare nel letto ancora caldo o si può eseguire la spugnatura a secco.

 

Spugnatura a secco

Serve una spazzola da bagno in setole naturali (dosare la durezza in base alla sensibilità personale e, in caso di vene varicose, non trattare le gambe); nella successione gamba destra-braccio destro-gamba sinistra-braccio sinistro-schiena-addome-petto-fianchi si passa il guanto con una certa energia partendo dalle dita dei piedi o delle mani in direzione del bacino o delle spalle. In corrispondenza delle articolazioni il movimento "a striscio" viene sostituito da brevi movimenti circolari; la schiena si tratta a partire delle spalle verso le natiche, mentre sul ventre e sul petto, in corrispondenza dell'ombelico e dei capezzoli, i movimenti ritornano circolari. Si conclude con un passaggio sui fianchi, dal bacino fino alle ascelle. L'effetto del trattamento consiste nella stimolazione della circolazione grazie alla dilatazione dei capillari.

Fare attenzione all'igiene perfetta delle setole della spazzola, che potrebbero provocare altrimenti infezioni o infiammazioni delle ghiandole sebacee.

 

Infusioni

Possono essere fredde (10-12 gradi), temperate (18-20 gradi), Scopo dell'infusione è il restringimento momentaneo dei vasi sanguigni, che è seguito immediatamente da una dilatazione reattiva, e quindi da una miglior circolazione.

Le infusioni possiedono inoltre un influsso "a distanza": quella fatta al ginocchio lavora sugli organi di addome e bacino, quella al braccio sul petto e sulla testa; oppure da un'infusione al braccio si può ottenere un aumento della circolazione ai piedi, mentre per operare sulle mani si può compiere un'infusione sul ginocchio.

Serve allo scopo una canna, collegata al rubinetto, lunga almeno due metri e con un'apertura di circa due centimetri; l'acqua deve solo uscire dalla canna, senza pressione.

Nell'infusione al ginocchio si incomincia dal dito mignolo del piede destro, nella successione: parte esterna-tallone-parte esterna del polpaccio-regione posteriore del ginocchio (dove ci si ferma per cinque secondi)-parte interna del polpaccio-parte interna del piede. Lo stesso si fa per il sinistro.

Ora è la volta della parte anteriore: incominciando sempre da destra, portare la canna dalla parte esterna del tallone al perone al ginocchio, tracciare un cerchio in corrispondenza della rotula (cinque secondi) e passando dalla tibia giungere al pollice. Ripetere per la parte sinistra.

La durata totale non dovrebbe superare i 15 secondi.

 

Infusione al braccio

Dal mignolo, passando dal lato esterno del braccio, si raggiunge la spalla, le si gira attorno e passando dal lato interno del braccio si giunge al pollice. Prima a destra, poi a sinistra.

 

Bagno freddo al braccio

Indicatissimo nel caso di geloni e di mani fredde: si usa un catino che possa contenere 10-15 litri e si riempie di acqua fredda in modo che, se si immergono entrambe le braccia, l'acqua giunga a metà della distanza tra gomito e spalla. L'immersione deve durare 15 secondi nel caso di acqua temperata, non più di sei se l'acqua è quella delle fontane che ancora si trovano in certi paesini di montagna. Dopo 30 secondi di riposo, durante i quali hanno luogo le reazioni a livello vascolare e circolatorio nel braccio e nell'intero corpo, si può ripetere qualche volta la procedura.

 

Wassertreten

"Porta tranquillità e buon sonno": si riempie la vasca in modo che l'acqua giunga a tre quarti del polpaccio e si "marcia" sul posto "a passo di cicogna". La gamba dovrebbe uscire ogni volta completamente dall'acqua.

Questo procedimento stimola la circolazione sanguigna, grazie alla forza esercitata dalla "pompa" dei muscoli.

Perché ci si possa muovere in tutta tranquillità si consiglia di porre sul fondo della vasca un tappetino di gomma antiscivolo; il tutto può durare dai 15 ai 60 secondi, dopo di che ci si stende nel letto preriscaldato dalla parte dei piedi. Se il procedimento è stato svolto correttamente, le gambe dovrebbero essere calde e la testa fresca.

 

E se siete malati, Kneipp dice...

Con la terapia Kneipp si fa più complesso il discorso in caso di malattie già in corso. Si possono citare, a titolo di esempio, alcune indicazioni utili in caso di disturbi circolatori, di malattie reumatiche, di cefalee dovute a eccessiva sensibilità ai cambiamenti meteorologici (meteoropatia). Vale comunque sempre l'avvertenza che, in caso di patologie in atto, non è mai consigliabile l'autoterapia; il "programma" di cura deve essere fornito dall'esperto in Kenippterapia.

 

Disturbi circolatori

Dovrebbero valere sempre due regole-base:

Incominciare con bagni graduali (in cui si abitua il corpo allo stimolo dell'acqua); seguono bagni alternati e infusioni alternate: trattare prima il lato sano, poi quello malato.

Seguendo tali principi si può iniziare con il minimo dello stimolo dalla parte sana; in tal modo, attraverso la cosiddetta ”konsensuelle Reaktion” (reazione di riflesso) viene influenzata, senza stimoli eccessivi, anche la parte malata.

Per quanto riguarda la temperatura dell'acqua, Kneipp ha sempre sottolineato la necessità di non forzare l'organismo: più grave è il disturbo, minore deve essere l'intensità dello stimolo, e quindi meno ampia la variazione di temperatura, per esempio nei bagni alternati. Importante è anche la sensazione soggettiva di piacere o di disagio: ciò che viene recepito come spiacevole è da evitare, perché è presumibilmente nocivo.

Se i disturbi circolatori interessano braccia e gambe vengono in genere date le seguenti prescrizioni

 

Impacchi

Qualche nota pratica sulla tecnica dell'impacco.

Servono tre teli, uno interno, a grossa trama, che assorba bene l'acqua, uno intermedio, della stessa consistenza, che trattenga il vapore emesso, uno esterno, in lana o flanella, che deve essere molto grande rispetto agli altri due.

Prima di immergere il telo interno nell'acqua, si stendono sul letto (riscaldato o ancora caldo del calore del corpo) il telo esterno e quello intermedio; devono essere a portata di mano spille di sicurezza o altri sistemi di "fissaggio" dei teli. Immergere il telo interno nell'acqua e strizzarlo leggermente, così che esso sia ben imbevuto, ma senza gocciolare, stenderlo sul corpo, facendo attenzione a che non si formino grinze, sovrapporre il telo intermedio, non troppo stretto, e finire con il telo esterno, fissandolo bene con le spille di sicurezza. La durata può variare dai 40 minuti per gli impacchi a singole parti del corpo, fino a una-due ore per gli impacchi "totali".

 

Terapia Kneipp in caso di meteoropatia

Mal di testa, accentuarsi di disturbi di tipo reumatico, palpitazioni, senso di oppressione possono colpire persone particolarmente sensibili in concomitanza di determinate condizioni atmosferiche (aria umida, fohn, bassa pressione e così via); nei Paesi mitteleuropei si giunge persino a evitare di mettersi alla guida dell'auto nei giorni di fohn (le statistiche indicano una percentuale più alta di incidenti stradali), e certi insegnanti rimandano prove importanti, perché sanno che i ragazzi tendono a essere più distratti...

Qualche suggerimento ci viene anche in questo caso dall'abate Kneipp, in senso più che altro preventivo.

L'idroterapia serve infatti, in questo caso, più che a curare dei disturbi a rafforzare l'organismo, a renderlo meno sensibile, innalzando la soglia di reazione del sistema nervoso, responsabile dei disturbi meteoropatici. Vengono consigliate in genere applicazioni fredde (infusioni al ginocchio, al braccio e al tronco, bagni al braccio).

Diamo qui di seguito la prescrizione fornita dall'abate Kneipp a

1) due volte al giorno infusione al tronco;

2) ogni giorno "calpestare l'acqua", alzare cioè alternativamente le gambe (come le cicogne...), immerse nell'acqua della vasca da bagno fino al malleolo. Aggiungere un'infusione al ginocchio;

3) Tre/cinque volte alla settimana infusione alla schiena, ancora più spesso semicupio;

4) camminare nell'erba e sui sassi (lo stimolo alla pianta dei piedi agisce beneficamente, per riflesso, su tutto il corpo);

5) bere infusi (due tazze al giorno) di bacche di ginepro e rosa canina (a cui si può aggiungere, di tanto in tanto, anche dell'infuso di equiseto).

Secondo le annotazioni di Kneipp, il paziente dopo sei settimane era perfettamente guarito.

Quelli sopra citati costituiscono solo alcuni esempi del modo con il quale Kneipp operava; egli poteva infatti disporre di un considerevole bagaglio di nozioni derivategli dall'esperienza di lunghi anni, dalla collaborazione con amici medici e dalla sua particolare intuizione per le proprietà delle piante medicinali, il cui uso ricevette, grazie a lui, un nuovo impulso.

Per i vari tipi di bagni, infusioni e impacchi sopra ricordati egli aveva per esempio previsto miscele particolari di erbe, che potevano essere dosate opportunamente per arricchire l'acqua di principi attivi: i fiori di fieno erano così impiegati per rimuovere "accumuli" nocivi, la paglia di avena per combattere reumatismi e gotta, gli aghi di pino per favorire la circolazione cutanea e per risolvere disturbi ai reni e alla vescica, mentre il rosmarino e la melissa venivano usati rispettivamente a scopo stimolante e calmante.

 

(Tiziana Villaggi,Il Giornale della Natura n.16 giugno ‘93)

  

 

Acqua e consumo:

 

Le acque minerali

 

Il 60% della popolazione italiana si vede costretto a ricorrere all'uso dell'acqua minerale per le insufficienti caratteristiche qualitative delle acque potabili del nostro Paese. La necessità di fornire quantità enormi di acqua potabile per usi civili ed industriali fa si che non si riesca più a soddisfare i crescenti bisogni di acqua di buona qualità, derivante da sorgente, ma si debba ricorrere spesso ad acque prelevate da falde sotterranee o utilizzare acque superficiali direttamente attinte da fiumi e da laghi. Oggigiorno, peraltro, esiste la possibilità che agenti inquinanti, siano essi origine industriale o agricola o dovuti alle piogge acide, penetrino nel sottosuolo, per cui anche le acque di falda non presentano più caratteristiche idonee all’utilizzo potabile diretto.

Fino a qualche decennio fa l’acqua minerale poteva essere considerata un bene voluttuario, oggi l’uso di questa bevanda può essere considerato una necessità.

Il mercato delle acque minerali in questi ultimi anni ha fatto registrare la crescita maggiore tra i diversi comparti alimentari. Il consumo di acqua minerale ha raggiunto i 6,5 miliardi di litri, e la domanda, in un decennio, è quadruplicata, nel 1993 il consumo pro-capite era di 110 litri mentre nel 1983 era di soli 30 litri, raggiungendo un fatturato di 3200 miliardi di lire per lo più in mano a multinazionali.

 

L’etichetta

L’etichettatura delle acque minerali è disciplinata dal D.Lggs n°105 del 25 gennaio 1992, che recepisce la Direttiva n° 80/77/CEE “relativa alla utilizzazione e commercializzazione delle acque minerali naturali”, che sostituisce il precedente D.M. del 10 febbraio 1983. Secondo la 105 sull’etichetta delle acque minerali sono apposte diciture OBBBLIGATORIE E FACOLTATIVE.

 

Diciture obbligatorie

Il comma 1 dell’art. 11 stabilisce le diciture OBBLIGATORIE:

 

A) “acqua minerale naturale” integrata se del caso, con le seguenti menzioni:

- “totalmente degassata”, se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è stata eliminata;

- “parzialmente degassata”, se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è stata parzialmente eliminata;

- “rinforzata con gas della sorgente”, se il tenore di anidride carbonica libera, proveniente dalla stessa falda o giacimento, è superiore a quello della sorgente;

- “aggiunta di anidride carbonica”, se l’acqua minerale naturale è stata aggiunta anidride carbonica non prelevata dalla stessa falda o giacimento;

- “naturalmente gassata” o “effervescente naturale”, se il tenore di anidride carbonica libera , superiore a 250 mg/l, è uguale a quello della sorgente, tenuto conto della eventuale reintegrazione di una quantità di anidride carbonica, proveniente dalla stessa falda o giacimento dell’acqua minerale, pari a quella eliminata nel corso delle operazioni che precedono l’imbottigliamento, nonché delle tolleranze tecniche abituali;

La dicitura “acqua minerale naturale” è importante in quanto tale denominazione è la conseguenza di una serie di caratteristiche che devono possedere le acque per essere classificate minerali così come sono definite in dettaglio all’art.1 del D.L citato. Tale articolo precisa che:

“sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengano da più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute. Le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e sua conservazione, per il tenore in minerali, oligominerali e/o altri costituenti e per i loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni rischio di inquinamento.

Le caratteristiche devono essere valutate sul piano:

-geologico idrologico

-organolettico, fisico, fisico-chimico e chimico

-microbiologico

-farmacologico e fisiologico

La composizione, la temperatura e le altre caratteristiche essenziali delle acque minerali naturali debbono mantenersi costanti alla sorgente nell’ambito delle variazioni naturali, anche in seguito alle variazioni di portata.”.

 

B) la denominazione dell’acqua minerale naturale ed il nome della località dove questa viene utilizzata

Ad ogni acqua minerale naturale dovrà essere attribuita una denominazione propria che potrà essere un nome di fantasia come ad esempio “Vera” o “Panna” ecc. o il nome della località da cui proviene, come ad esempio “Fiuggi”, “Recoaro”, ecc.

 

C) I risultati dell’analisi chimica e fisico-chimica.

A questo punto la legge è molto lacunosa dal punto di vista della chiarezza e tutela del consumatore, inoltre va rilevato che l’attuale legislazione sulle acque minerali non prende in considerazione alcuni parametri importanti tra cui la presenza di pesticidi e il contenuto di alcuni metalli pesanti. Siamo al paradosso che un bene al quale ci si rivolge per timore di utilizzare la normale acqua potabile, è fatto oggetto di controlli meno intensi di quanto accade per acqua potabile.

Il Ministero della Santità con la circolare n°19 del 12 maggio 1993 ha ritenuto che i parametri chimici e fisico-chimici riportati potessero essere limitati ai seguenti:

- temperatura dell’acqua alla sorgente

- conducibilità

- residuo fisso

- pH

- contenuto di anidride carbonica libera alla sorgente, con eccezione delle acqua minerali sottoposte a trattamenti consentiti

- la concentrazioni degli elementi “caratterizzanti” l’acqua minerale esperimento, in linea di massima la concentrazione in mg/l

 

D) La data in cui sono state eseguite le analisi di cui al punto precedente e il laboratorio presso il quale dette annali sono state effettuate.

Queste analisi devono obbligatoriamente essere ripetute ogni 5 anni dando preventiva comunicazione ai competenti organi regionali. A migliore tutela del consumatore sarebbe opportuno effettuare l’analisi più spesso dato che cinque anni sono un lasso di tempo troppo lungo per offrire adeguate garanzie in quanto le caratteristiche qualitative dell’acqua di una sorgente possono alterarsi anche in modo marcato.

 

E) Il contenuto nominale

Il volume nominale delle acque minerali deve essere indicato in etichetta in litri, centilitri o millilitri.

 

F) Il titolare del provvedimento di sfruttamento a fini commerciale della sorgente di acqua minerale.

 

G) Il termine minimo di conservazione

Il termine minimo di conservazione è indicato in etichetta con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro...” seguita dalla data oppure dall’indicazione del punto della confezione in cui essa figura.

 

H) La dicitura di identificazione del lotto.

 

Diciture facoltative

Le indicazioni facoltative da apporre in etichetta sono quasi tutte connesse al contenuto di sostanze minerali presenti nell’acqua. In base al tenore dei sali minerali determinati per pesato dopo aver fatto evaporare l’acqua alla temperatura di 180° avremo in etichetta:

- minimamente mineralizzata- residuo fisso a 180° non superiore a 50 mg/l ( tenore dei sali minerali determinati per pesato dopo aver fatto evaporare l’acqua alla temperatura di 180°)

- oligominerale o leggermente mineralizzata- residuo fisso a 180° non superiore a 500 mg/l

- ricca di sali minerali- residuo fisso a 180° non superiore a 1500 mg/l

- contenente bicarbonato- tenore in bicarbonato superiore a 600 mg/l

-solfata- tenore in solfati superiore a 200mg/l

-calcica- tenore di calcio superiore a 200mg/l

-magnesica- tenore in magnesio superiore a 50 mg/l

-fluorata-tenore di fluoro è superiore a 1 mg/l

-acidula-tenore di anidride carbonica libera è superiore a 250 mg/l.

-ferruginosa- tenore di ferro è superiore a 1 mg/l

-sodica- tenore in sodio superiore a 200 mg/l

-microbiologicamente pura

- indicata per l’alimentazione dei neonati

- indicata per la preparazione degli alimenti per neonati

- Altre menzioni concernenti le proprietà favorevoli alla salute dell’acqua minerale naturale, sempreché dette menzioni non attribuiscano all’acqua minerale naturale proprietà per la prevenzione, la cura e la guarigione di una malattia umana

 

L’etichetta fa acqua!

 

Le indicazioni che servirebbero al consumatore per scegliere l’acqua minerale più idonea alla sua salute.

Le indicazioni che possiamo trovare in etichette sono stabilite dalla legge n°105 del 25/1/92. Tuttavia come si evince dalla stessa legge i dati e i numeri riportati sull’etichetta delle acqua minerali, obbligatorie o facoltative, sono innumerevoli, spesso incomprensibili per la maggior parte dei consumatori.

- mancanza di standardizzazione delle etichette

Da rilevare innanzi tutto la mancanza di una standardizzazione delle etichette per quanto riguarda i parametri chimici e fisici e le unità di misura, infatti in questo punto la legge e lacunosa in quanto non specifica esattamente cosa e come si deve riportare in etichetta. Questo rende difficoltoso una qualsiasi comparazione per la scelta dell’acqua più idonea alla nostra salute.

- presenza di dati poco inutili

Inoltre alcuni dati non sono di alcun interesse per il consumatore come la temperatura alla sorgente, la conducibilità elettrica, i gas disciolti in un litro di acqua dato riferito a momento della captazione dell’acqua dalla sorgente e non riferito all’acqua in bottiglia.

- possibilità di doppie indicazioni

quando l’acqua minerale presenta un tenore di anidride carbonica libera superiore a 250 mg/l si deve riportare in etichetta obbligatoriamente la dicitura “naturalmente gassata” o “effervescente naturale”, ma si può anche aggiungere il termine “acidula”. L’acqua risulterebbe avere quindi una doppia dicitura riferibile sempre allo stesso parametro, con evidente confusione per il consumatore. Da osservare che l’acidità dell’acqua prelevata alla sorgente espressa in unita pH, ma l’aggiunta o la sottrazione di anidride carbonica fa variare il pH, che in tal caso non corrisponde a quello indicato in etichetta

- mancanza di dati importanti

Rileviamo, inoltre, che l’attuale legislazione sulle acque minerali non prende in considerazione alcuni parametri importanti tra cui la presenza di pesticidi e il contenuto di alcuni metalli pesanti. Siamo al paradosso che un bene al quale ci si rivolge per timore di utilizzare la normale acqua potabile, è fatto oggetto di controlli meno intensi di quanto accade per acqua potabile.

- problematiche sollevata dal “termine minimo di conservazione”

Tale indicazione è stabilità a discrezione del produttore, ne consegue che il consumatore non può conoscere la data in cui l’acqua viene prelevata dalla sorgente che è di fatto, l’unica vera garanzia. I produttori italiani fissano solitamente un termine minimo di conservazione fa i 12 e i 24 mesi, attribuendo i tempi più ravvicinati alle confezioni in plastica e quelli più lunghi alle confezioni di vetro.

In Francia si usa attribuire un termine minimo di conservazione fra i 12/18 mesi per la plastica e fra i 24/36 mesi per il vetro.

Secondo alcuni esperti l’acqua minerale non addizionata di anidride carbonica dovrebbe mantenere buone caratteristiche solo per tre, quattro mesi dalla data di imbottigliamento mentre quelle gassate arriverebbero fino a sei/sette mesi,

Si consiglia pertanto il consumatore di controllare sempre il termine minimo di conservazione e scegliere il prodotto che presenta detta indicazione più lontane nel tempo questa avvertenza è da applicarsi alla scelta di tutti i prodotti confezionati. Per quanto riguarda la suddetta indicazione il D.Lgs. n 105/92 ha fatto un passo indietro nei confronti della tutela del consumatore rispetto al D.M. del 1 febbraio 1983 che stabiliva che in etichetta dovesse essere riportata “la data di imbottigliamento”. Per una maggior tutela del consumatore sarebbe preferibile rendere obbligatorio sempre per tutti prodotti confezionati la data di confezionamento e affiancarla al termine minimo di conservazione.

Ricordiamo che per le acque invecchiano anche loro nelle bottiglie e per le acque non gassate può aumentare nel tempo la carica batterica in relazione anche al cattivo stato di conservazione ad esempio esposizione alle luce e alle t elevate come si riscontra in estate.

- problematiche sollevate dall’eventuale indicazione “microbiologicamente pura

Questa indicazione è riferita ad un analisi effettuata alla sorgente e quindi non avente alcun legame con le caratteristiche microbiologiche della medesima al momento al momento dell’acquisto. Infatti con il passare del tempo nell’acqua minerale non gassata conservata alla luce, può verificarsi un notevole aumento della carica microbica, a questo punto l’eventuale dicitura microbiologicamente pura rappresenta un inganno per il consumatore.

- le menzioni sanitarie

Attualmente quasi tutte le acque minerali in commercio vantano possibili proprietà terapeutiche, ma nessuna evidenzia eventuali controindicazioni legate alla presenza di un particolare elemento in quantità superiore al normale come per esempio:

- l’elevato contenuto di sodio. Il valore massimo ammissibile (VMA), che non può essere superato per le acque potabili è di 200 mg/l di ioni sodio (Na), D.M. 20/1/92. Esistono in commercio acque minerali con oltre 2000 mg/l di sodio senza che figurino in etichetta le controindicazioni dato che una simile acqua è sconsigliabile in caso di ipertensione.

- elevato contenuto di solfati, ione solfato. Per le acque potabili il limite è di 400 mg/l, D.M. 20/1/92. Un eccesso di solfati può determinare effetti lassativi ed irritazione gastrointestinale.

- elevato contenuto di nitrati. Per le acque potabili il valore guida consigliato per i nitrati è di 5 mg/l , D.P.R. n 236 del 24/5/88. Nelle acque minerali si possono trovare anche cinque volte il quantitativo indicato e tale quantità può creare problemi ai lattanti o alle donne gravide.

- elevato contenuto di sali di calcio e di magnesio ovvero la durezza delle acqua.

Il consumatore dovrebbe essere messo subito in condizioni di riconoscere la durezza delle acque, espresso in gradi francesi, per facilitare la lettura all’acquirente. Solitamente vengono riportarti i valori dello ione calcio e magnesio, ma solo alcune aziende riportano il livello di durezza in gradi francesi. Per le acque potabili si consiglia un valore tra i 15 e i 50 gradi francesi di durezza, mentre in commercio esistono acque minerali con durezza anche superiore ai 120. queste acque sono sconsigliate per chi ha problemi di calcolosi.

- elevato contenuto di sali.

Un indicazione estremamente utile per il consumatore è il contenuto totale di sali minerali disciolti nell’acqua calcolato per pesata dopo evaporazione dell’acqua a 180° ed espresso in etichetta come RESIDUO FISSO A 180° . Per l’acqua potabile è previsto un valore massimo ammissibile di 3000 mg/l, mentre non è fissato alcun limite per le acque minerali, per cui in commercio si possono trovare acque minerali con oltre 6000 mg/l di sali disciolti. Una buona acqua da tavola deve essere poco mineralizzata, mentre acque con un contenuto di sali pari a 1500 mg/l o superiori possono essere consigliate in diete particolari e non sono assolutamente adatte ad un uso continuativo come acqua da tavola.

Invitiamo a controllare sempre il residuo fisso a180° che può essere riportato o in mg/l o in g/l , un acqua che ha un residuo fisso di 45 mg/l e diversa sotto molti aspetti da un acqua che ha 1,50 g/l , ricordiamo che per passare dai g ai mg bisogna moltiplicare per 1000.

Da quanto esposto risulta evidente che l’etichetta delle acque minerali, non fornisce ancora una chiara e semplice informazione per il consumatore. Sarebbero necessarie più analisi chimico-fisiche, batteriologiche sia alla fonte che in bottiglia, mentre in etichetta dovrebbero essere riportato pochi parametri chimici e fisici secondo uno standard comune di precipuo interesse per il consumatore nonché eventuali controindicazioni come del resto avviene già in altri paesi d’Europa.

 

  

Consigli utili per scegliere

Fate quindi attenzione a:

l’etichetta per il contenuto qualitativo e quantitativo dei sali minerali, attenzione soprattutto al contenuto in calcio, sodio, nitriti e solfati.

alla data di scadenza;

controllare l’integrità della confezione;

controllare i prezzi, non necessariamente le marche più care sono le migliori;

le acque minerali, essendo considerate terapeutiche, non andrebbero scelte a caso, ma sempre seguendo il consiglio di un medico nutrizionista per il tipo, per la durata di assunzione e per la quantità.

 

 

Quale acqua per il neonato

Un bambino allattato al seno normalmente non ha bisogno d’altro che il latte materno, nemmeno di acqua. Quando il bambino viene allattato artificialmente oppure durante lo svezzamento per la diluizione dei latti artificiali e per la preparazione di pappe da farine acqua o per dissetarlo con la sola e semplice acqua e si scelga di affidarsi all’acqua in bottiglia diventa particolarmente importante la scelta dell’acqua minerale. L’acqua più adatta è un acqua con un ridotto contenuto di nitrati e un basso contenuto di sali minerali disciolti. Per quanto riguarda il contenuto di nitrati ricordiamo che in Italia un’acqua per essere considerata potabile deve avere un contenuto di nitrati inferiore o uguale a 50 mg/l. Questo limite è riferito in particolare agli adulti, mentre per bambini, in particolare nei primi due-tre mesi di vita il limite consigliato è minore intorno ai 5-10 mg/l, data l’estrema sensibilità dell’organismo ai nitrati. L’ingestione, inoltre di nitrati in eccesso comporta il rischio di formazione a livello intestinale con le proteine in generale, ma in questo caso delle proteine del latte, di nitrosammine che hanno un elevato potere cancerogeno.

L’acqua adatta alla diluizione di latte vaccino intero pastorizzato o per la ricostituzione di latte in polvere per il neonato deve avere anche un ridotto contenuto di sali disciolti, che si valuta alla voce residuo fisso a 180°, quindi un’acqua minimamente mineralizzata. Infatti il latte vaccino è di per sé molto ricco di sali minerali rispetto a quello materno, per cui l’utilizzazione di un’acqua oligominerale contribuisce ad evitare di caricare la soluzione dal punto di vista osmotico, diminuendo in età adulta il rischio di ipertensione. Inoltre questo evita anche un eccessivo sovraccarico di filtrazione ai reni del bambino, specialmente nei casi in cui la funzionalità renale sia ridotta.

Un’acqua oligominerale presenta anche un basso contenuto di ioni calcio, per cui i durante la fase di digestione gastrica della parte proteica del latte vaccino, costituita da caseina, ad opera degli enzimi proteolittici gastrici quali la chimosina e la pepsina, si forma, un coagulo caseinico molto fine. Il nostro stomaco, infatti, per digerire il latte, deve formare un coagulo, proprio come succede in un’azienda casearia quando si lavora il latte per ottenere formaggio, il tempo di coagulazione del latte, il tipo di coagulo ottenuto dipendo dal contenuto di enzimi proteolittici e dalla presenza di calcio. Poco calcio a livello gastrico vuol dire rallentare il processo di formazione del coagulo, anche a livello di stomaco, questo influisce sul tempo della digestione gastrica, ma crea le condizioni per la formazione di un coagulo più fine che a sua volta permette di avere una più ambia superfici per l’accatto enzimatico, migliorando il processo di digestione e di assorbimento intestinale. Il ridotto contenuto di sali porta ad avere uno scarso contenuto di sistemi tampone per cui a livello gastrico questo si traduce in una minore secrezione di acido cloridrico necessario per portare il pH nel lume gastrico a quei valori ottimali per far funzionare gli enzimi chimosina e pepsina la cui attività dipende proprio dal pH. Questo è un notevole risparmio energetico, tenendo presente soprattutto che nei lattanti l’acido cloridrico è secreto in minor quantità rispetto a quanto succede nell’adulto.

Per l’acqua minerale naturale da scegliere sarà un’acqua poco mineralizzata con alcuni componenti che non devono superare i seguenti valori:

nitrati < 10mg/l ; nitriti <0,02 mg/l; sodio <20 mg/l; fluoruri <1,5 mg/l; solfati <240 mg/l. Nel caso venga somministrato fluoro al bambino per via orale, occorre usare un’acqua più povera di fluoruri.

 

Naturale, gasata o effervescente naturale

Qualcuno gradisce le bollicine e beve acqua “gassata”, qualcuno è anche convinto che aiuta a dissetare meglio o a digerire meglio. Qualcun altro invece non tollera l’acqua gassata, in quanto già durante l’ingestione gli provoca starnuti, pruriti, eccessivo gonfiore allo stomaco e anche altri inconvenienti poco graditi in ambito sociale. Ma, al di la dei pareri, delle simpatie o antipatie soggettive, dei luoghi comuni sulle acque “gassate” , queste possono essere utili, quali controindicazioni possono presentare?

Le acque minerali naturali “gassate” presenti sul commercio sono di vario tipo:

-“parzialmente degassata”, se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è stata parzialmente eliminata;

-“rinforzata con gas della sorgente”, se il tenore di anidride carbonica libera, proveniente dalla stessa falda o giacimento, è superiore a quello della sorgente;

- “naturalmente gassata” o “effervescente naturale”, se il tenore di anidride carbonica libera , superiore a 250 mg/l, in questo caso può facoltativamente riportare la dicitura “acidula”;

- “aggiunta di anidride carbonica”, se l’acqua minerale naturale è stata aggiunta anidride carbonica non prelevata dalla stessa falda o giacimento.

Queste ultime sono le più diffuse in commercio, inoltre, è da tenere presente che in etichetta viene riportata, con la dicitura “gas disciolti in un litro di acqua”, la quantità di anidride carbonica, ossigeno e altri gas presenti alla sorgente, per cui questo dato non è correlato né alla quantità di gas totali presenti effettivamente nella bottiglia, né al contenuto di anidride carbonica.

L’acqua minerale naturale viene conservata per lunghi periodi in un contenitore chiuso, in questa bottiglia avvengono, con il passare del tempo, delle modificazioni per esempio il potenziale di ossido-riduzione si abbassa, oppure si può avere una, se pur lenta, crescita microbica. La presenza di un certo tenore di anidride carbonica può costituire una misura di igiene dal punto di vista della proliferazione microbica, fatto questo non trascurabile specialmente durante il periodo estivo.

Se la secrezione gastrica è scarsa, l’acqua gassata può stimolarla.

Per contro, l’acqua gassata provoca gonfiore nel tubo gastrointestinale, sia a livello gastrico che ha livello intestinale, nonché delle irritazioni e in casi gravi dilatazione e abbassamento dello stomaco, con conseguenti effetti negativi sui meccanismi che regolano la sensazione di sazietà. In caso di gastriti, iperacidità, ulcere è comunque consigliabile sospendere l’assunzione di acqua gassata.

Il leggero pizzicore dell’anidride carbonica sulla lingua ha un effetto anestetizzante che provocare l’attenuazione della sensazione della seta, non a caso sentiamo la necessità di bere acqua gassata quando consumiamo cibi esageratamente sapidi, ad esempio con molti condimenti e salati, oppure quando stiamo mangiando troppo specialmente nei periodi caldi . Ma è giusto attenuare la sete? Lasciando poi all’organismo, depauperando le sue riserve idriche, regolarizzare il contenuto di umidità dei cibi introdotti nello stomaco, o sarebbe bene aiutarlo con una giusta alimentazione che comprende anche il tipo e la quantità di bevanda consumata a tavola?

 

(Adria Granelli, Il Giornale della Natura n.126 settembre ‘99)

 

Acqua in scatola: attenzione all’imballaggio giusto

 

Scegliere di consumare acqua minerale vuol dire bere acqua contenuta in un imballaggio, solitamente una bottiglia di vetro o di plastica, infatti l’acqua minerale per poter arrivare dalla sorgente alla nostra tavola deve essere confezionata. I contenitori sono formati da tre tipi di materiale: vetro, plastiche, materiale poliaccoppiato composto da cartone e plastica.

Tra i tre tipi di materiale, la bottiglia di vetro è l’imballaggio più consigliato, dato che è un materiale inerte, non si altera, non cede sostanze dannose all’acqua. La raccolta differenziata del vetro permette, inoltre, il recupero della materia prima con danni contenuti per l’ambiente. Sicuramente migliore è la bottiglia di vetro a perdere per evitare eventuali problemi dovuti al recupero dell’imballaggio esistenti nel lavaggio delle bottiglie. Inoltre il colore del vetro dovrebbe essere preferibilmente verde che funge da schermo dei raggi solari. I problemi relativi all’uso del vetro, quale imballaggio, sono relativi soprattutto al peso, alla fragilità di questo materiale, all’ingombro, al rumore nell’uso, al costo, se la bottiglia e riciclata anche alle igienicità e al problema del residuo di detersivi durante le operazioni di lavaggio e igienizzazione della bottiglia.

Meno consigliato e l’imballaggio costituito da plastica, la bottiglia di plastica viene accusata di cedere, secondo le condizioni ambientali, il tempo di permanenza, una parte delle sostanze usate per la sua fabbricazione. La plastica, inoltre, può essere permeabile ai gas, per cui esalazioni presenti anche solo casualmente nell’ambiente possono impartire cattivi odori all’acqua. La plastica sembra che possa anche trasformarsi in un terreno per la moltiplicazione batterica.

Una via di mezzo è costituita dai materiali poliaccoppiati, il tetrapac.

Usando acqua “in scatola” è bene una volta aperta la confezione di versarla in una caraffa partendo da una certa altezza, oppure travasarla da un bicchiere all’altro magari anche più volte, così facendo noterete che anche il gusto dell’acqua cambia. Infatti con questa semplice e rapida procedura si ossigena l’acqua e si aumenta il suo potenziale di ossidoriduzione che per ovvi motivi si abbassa durante la sua permanenza nella bottiglia, e tanto più basso quanto più l’acqua è di “annata”.

A.G.