Il Bilancio di Responsabilità Sociale
per le imprese
Il senso della RESPONSABILITA' SOCIALE nell’impresa
Nell'odierna economia globalizzata nuove strade devono essere percorse per raggiungere e mantenere l'eccellenza del tessuto imprenditoriale italiano. Soprattutto se sempre più spesso, come è ormai evidente, non poter raggiungere l'eccellenza significa non poter garantire la continuità della stessa impresa. Affrontare il tema della responsabilità sociale significa contribuire a dare all'impresa continuità nel medio e lungo periodo. Adottarla non significa dotarsi solo di una strategia comunicativa per fini di marketing, ma al contrario implica acquisire un vero e proprio diverso sistema comportamentale e gestionale. Qual è dunque il senso della responsabilità sociale nell'attuale contesto evolutivo? Quali sono i vantaggi reali e concreti per le PMI che adottano comportamenti di gestione socialmente responsabile?
La Conferenza che abbiamo organizzato a Oderzo il 02 Dicembre 2005 ha proprio l'obiettivo di rispondere a queste domande.
Il Bilancio di Responsabilità Sociale è lo strumento più indicato per dare visibilità alle domande ed alla necessità di informazione e trasparenza del proprio pubblico di riferimento. È "l'utilizzo di un modello di rendicontazione sulle quantità e sulle qualità di relazione tra l'impresa ed i gruppi di riferimento rappresentativi dell'intera collettività, mirante a delineare un quadro omogeneo, puntuale, completo e trasparente della complessa interdipendenza tra i fattori economici e quelli socio-politici connaturati e conseguenti alle scelte fatte".
Esso è uno strumento potenzialmente straordinario, rappresenta infatti la certificazione di un profilo etico, l'elemento che legittima il ruolo di un soggetto, non solo in termini strutturali ma soprattutto morali, agli occhi della comunità di riferimento, un momento per enfatizzare il proprio legame con il territorio, un'occasione per affermare il concetto di impresa come "buon cittadino", cioè un soggetto economico che perseguendo il proprio interesse prevalente contribuisce a migliorare la qualità della vita dei membri della società in cui è inserito.
Il Bilancio di Responsabilità Sociale sta a quello tradizionale come gli indicatori di qualità della vita stanno al Prodotto Interno Lordo di un Paese.
Serve che le aziende, sia profit che non-profit, percepiscano chiaramente la valenza etica del loro prodotto-progetto come elemento di valore aggiunto che garantisce competitività. Il concetto di eticità deve poter essere speso in termini di marketing e di reputazione.
Bilancio di Responsabilità Sociale è una denominazione convenzionale, che si è deciso di utilizzare.
A livello internazionale e nazionale i modi di chiamare questo
strumento di comunicazione sono vari:
- Social Audit
- Social Accounting
- Social Balance
- Intellectual Capital
Come varie possono essere le modalità per cui è realizzato:
- mezzo di comunicazione esterna;
- mezzo per migliorare l'organizzazione, la gestione, la comunicazione interna;
- mezzo istituzionale;
- mezzo per elaborare una strategia sociale;
- mezzo per individuare la propria missione sociale.
Premessa
Ci sono diversi modi per rispondere ai propri clienti, dipendenti e pubblici di riferimento, delle politiche, delle strategie, del modo di operare sul mercato, dei prodotti, dell'attività che un'azienda sceglie di portare avanti. Oggi più che mai il consumatore non fa solo una scelta di costo-beneficio del prodotto o del servizio offerto, ma letteralmente promuove o boccia un produttore in base a dei criteri più globali, potremmo definire di posizionamento complessivo sul mercato, perché tra i fattori sempre più determinanti ci sono scelte che implicano aspetti etici, o altri atteggiamenti che spesso sconfinano nell'ambito politico morale.
La "mission aziendale" e la sua condivisione sono elementi importanti per avere il consenso della clientela, del proprio personale, dell'opinione pubblica. Basti vedere cosa sta succedendo ad alcune aziende che non hanno considerato l'impatto emotivo suscitato nell'opinione pubblica dai loro metodi di produzione, in particolare l'uso di bambini per la produzione a basso costo, e si trovano sottoposte a boicottaggio, o i gravissimi danni d'immagine ed economici provocati dagli eco-terroristi.
Il consumatore sempre più spesso fa una scelta di appartenenza, premia l'azienda con cui si identifica, con cui condivide una storia fatta di scelte sociali, ecologiche, o altre. In altri termini il consumatore si schiera, ha imparato a partecipare, a boicottare quelle aziende che utilizzano i suoi soldi per investire in attività a lui contrarie in termini etici.
Perciò è sempre più importante l'impegno esplicito e concreto che un'azienda promuove. Non è pertanto solo un impegno economico, bensì è l'intera cultura aziendale che deve prima di tutto cercare in sé una propria coerenza e un proprio stile. L'azienda pertanto trova all'esterno una sua rappresentazione nell'immaginario collettivo, interagisce con il tessuto sociale e predispone dei sensori per conoscere sempre di più il proprio mercato, in un percorso di avvicinamento che spesso travalica i confini del semplice marketing.
Se questo è vero per le imprese, ancor più lo è per quegli Enti, Istituzioni, Fondazioni e Associazioni che hanno fatto della loro stessa esistenza un motivo di impegno civile e sociale.
Sempre maggiore è lo spazio occupato da soggetti del non-profit, sempre più parti del "welfare state" vengono cedute dallo Stato al cosiddetto Terzo Settore, tanto che da alcuni anni si è iniziato a parlare di Economia Sociale, cioè quell'economia che non e' ne' privata ne' pubblica, e che sta contribuendo in maniera determinante a dare risposte concrete alla domanda di certi tipi di servizi, specie rivolti alla persona, alla tutela dell'ambiente, alla crescita culturale della società. Tanto importante da essere unanimemente individuata come una della possibili risposte alla disoccupazione, alla domanda di lavoro dei giovani, alla creazione di un nuovo tipo di imprenditoria, allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Il Terzo Settore ha necessità di darsi una visibilità nella società civile, ha bisogno di rendere evidente il proprio impegno nelle varie comunità locali, deve affermare l'importanza delle attività compiute, deve rendere conto del proprio impegno, delle proprie azioni nei confronti del proprio pubblico di riferimento (cittadini, soci, pubbliche amministrazioni), specie nei confronti di chi con il proprio lavoro o con il proprio denaro ha contribuito alla nascita ed allo sviluppo di tali strutture del non-profit.
In particolare questo è indispensabile per tutti coloro che utilizzano "gli utili" di attività imprenditoriali (Fondazioni, Cooperative) o contributi e donazioni (Associazioni, Volontariato, ONLUS) per fini sociali. In questo caso la comunità locale è particolarmente attenta a come e per quali obiettivi vengono utilizzate tali risorse. Ritiene primo dovere etico di tali strutture la trasparenza delle azioni e la comunicazione di ciò che è stato fatto e soprattutto come e nei confronti di chi. Spesso invece pur essendo impegnati in attività sociali, etiche, ecologiche o culturali non si comunica adeguatamente questo valore aggiunto.
Serve comunicare tale impegno con le più moderne tecniche di comunicazione, con gli stessi mezzi delle imprese profit.
Obiettivi
Il Bilancio di Responsabilità Sociale ha la funzione di descrivere il più analiticamente possibile le ragioni per cui si sostengono o si sono sostenuti determinati costi, più lontani rispetto all’attività caratteristica, ma anch’essi produttori di vantaggi per alcune categorie di stakeholder. Non esiste infatti una utilità globale ma una serie di utilità, ognuna per ogni pubblico di riferimento. Il Bilancio Sociale diviene pertanto la somma di una serie di bilanci, unificati per il fatto che l’impresa è una ed è l’unico soggetto in grado di compierne una sintesi.
E’ ovvio che il Bilancio di Responsabilità Sociale non potrà essere mai totalmente neutrale come può esserlo il bilancio d’esercizio, ma è chiaro che deve essere il quanto più possibile verificabile ed oggettivo, in caso contrario assai scarso potrebbe essere l’interesse degli stakeholder più avveduti, che potrebbero considerare tali informazioni incomplete, non significative, o cosa più grave inattendibili.
Il Bilancio di Responsabilità Sociale è un importantissimo strumento di comunicazione, un mezzo fondamentale per svolgere un’attività di relazioni pubbliche, per migliorare le nostre relazioni sociali ma anche industriali.
L’obiettivo che ci si pone è quello di rafforzare la percezione pubblica dell’importanza delle nostre azioni, di dare maggiore visibilità all’attività svolta, in modo da accrescere quindi la propria legittimazione nella comunità locale di riferimento e il consenso a livello sociale.
In particolare poi il Bilancio di Responsabilità Sociale dovrebbe:
1) consentirci di comprendere il ruolo svolto dalle nostre attività nella società civile;
2) essere uno strumento che confrontando quanto realizzato con le esigenze sociali preesistenti, fornisce informazioni sul raggiungimento degli obiettivi sociali prefissati;
3) dimostrare che il fine dell’impresa, non è solamente quello di creare profitto ma anche quello di fornire un valore aggiunto per la comunità;
4) essere considerato come un fattore di cruciale importanza per lo sviluppo della democrazia e della trasparenza nell’ambito delle attività;
5) diventare uno strumento per rendicontare se le azioni sociali dell’impresa hanno delle ricadute in termini di utilità, legittimazione ed efficienza;
6) rappresentare un momento di riflessione sull’impegno che si ha all’interno dell’impresa per migliorare qualità di prodotto e servizio, rapporto con i consumatori, sicurezza sul posto di lavoro, rispetto dell’ambiente.
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Normativa
Come già detto non esiste un obbligo di legge per la redazione del Bilancio Sociale.
Il Decreto Legislativo n° 460 del 1997, che ha istituito le ONLUS (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) e dato una nuova definizione di Enti non commerciali, ha introdotto un nuovo principio che potrebbe essere preludio, all’affiancamento al bilancio contabile di una relazione sulle attività sociali svolte, una sorta di bilancio della attività sociali compiute.
L’articolo 8 del Decreto Legislativo 460/97 "Scritture contabili degli enti non commerciali" afferma: "Indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’articolo 108, comma 2, lettera a) del Testo Unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR n° 917 del 22/12/98...".
Questa disposizione introduce un apposito e separato rendiconto, anche nella forma della relazione illustrativa, nel quale vengono pubblicizzati i fondi pubblicamente raccolti, anche mediante dazioni di beni di modico valore o servizi ai sovventori pervenuti da raccolte occasionali, introducendo il principio del monitoraggio di come, e quanti fondi, vengano raccolti per beneficenza. Il Bilancio Sociale diviene il mezzo migliore per rendicontare come questi fondi siano stati spesi e quali iniziative siano andati a finanziare.
Deducibili anche le donazioni a soggetti di diritto straniero con personalità giuridica conforme alla legislazione italiana
La risoluzione 76 interpretando l'articolo 65, comma 2 del Testo unico dell'imposta sui redditi, ha chiarito che anche le erogazioni liberali effettuate in favore del Papa possono essere dedotte dal reddito d'impresa. In base alla norma e' possibile dedurre, fino a un massimo del 2%, dal reddito di impresa esclusivamente le erogazioni liberali effettuate a favore di soggetti dotati di personalità giuridica "che perseguono finalità tra quelle indicate nel comma 1 dell'articolo 65, tra le quali rientrano anche le finalità di culto". Nel caso in cui il soggetto beneficiario sia di diritto straniero, occorre che i requisiti essenziali per il riconoscimento della personalità giuridica siano conformi a quelli richiesti dalla legislazione italiana. Nell'ipotesi in cui il beneficiario sia un ente di diritto vaticano, il possesso della personalità giuridica e' comprovato per effetto del solo provvedimento canonico di erezione o di approvazione dell'ente ecclesiastico, che deve essere allegato alla domanda di riconoscimento dell'ente che voglia assumere in Italia sede legale.
Art. 38 della
legge 21 novembre 2000, n. 342, deducibilità delle somme versate dalle imprese
per finalità culturali
Con la pubblicazione in Gazzetta (G.U. n. 173) avvenuta il 27 luglio 2001 è
entrata in vigore la norma prevista nella finanziaria 2000 ( art. 38 della legge
21 novembre 2000, n. 342 misure in materia fiscale ) che introduce la
deducibilità delle somme che le imprese con atto di liberalità possono destinare
a programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo. Il
decreto fissa quali sono i soggetti che possono essere beneficiari:
a) lo Stato, le Regioni e gli Enti locali,
b) le persone giuridiche costituite o partecipate dallo Stato, dalle Regioni o
dagli Enti locali;
c) gli enti pubblici o persone giuridiche private costituite mediante leggi
nazionali o leggi regionali;
d) soggetti pubblici o privati che abbiano ricevuto almeno negli ultimi cinque
anni ausili finanziari a valere sul FUS (Fondo Unico Spettacolo);
e) soggetti pubblici o privati che abbiano ricevuto almeno negli ultimi cinque
anni ausili finanziari a valere della legge 534/96;
f) soggetti che hanno avuto ausili finanziari previsti da leggi statali o
regionali;
g) associazioni, fondazioni e consorzi costituiti tra enti locali oppure
esclusivamente tra enti di diritto privato;
h) le persone giuridiche private che sono titolari o gestori di musei, gallerie,
pinacoteche, aree archeologiche o raccolte di altri beni culturali o di beni
mobili soggetti ai vincoli del decreto legislativo 29 ottobre 1999 n. 490,
funzionalmente organizzati ed aperti al pubblico per almeno cinque giorni la
settimana.
La norma prevede che i soggetti beneficiari di erogazione liberali:
1) non debbano perseguire fini i lucro e che il proprio atto costitutivo
o statuto preveda il perseguimento di finalità nei settori dei beni culturali
o dello spettacolo. Per finalità inerenti ai beni culturali si intendono
tutte le attività di tutela, conservazione, promozione, gestione e
valorizzazione dei beni e delle attività culturali, così come definite dagli
art. 148 e ss. del D.lvo. 31.3.98 n. 112, nonché dal D.lvo 29.10.99 n. 490, ed
inoltre le attività di cui all'art. 6 comma 2 del D.lvo. 20.10.98 n.368. Per
finalità di spettacolo si intendono tutte le attività finanziate ai sensi della
legge 30/4/85 n. 163, e rientranti nella previsione dell'art. 156 del D.Lvo
31/3/98 n. 112.
2) debbano effettivamente svolgere attività nei settori citati.
Adempimenti
I soggetti beneficiari individuati sono tenuti, entro il 31 gennaio dell'anno
successivo a quello di riferimento, a comunicare al Ministero per i beni e
le attività culturali - Segretariato Generale Serv. I - via del Collegio Romano,
27 - 00186 Roma:
1) l'ammontare delle erogazioni liberali ricevute
2) le generalità complete del soggetto erogatore
3) le finalità o attività per le quali sono state elargite ovvero la
riferibilità delle predette erogazioni ai loro compiti istituzionali (allegando
altresì copia dell'atto costitutivo o dello statuto).
Laddove il totale delle somme complessivamente erogate, a valere sulla presente
disposizione agevolativa, nel corso dell'anno di imposta sia superiore alla
somma complessiva compatibile, i soggetti beneficiari riceveranno comunicazione,
dal Ministero per i beni e le attività culturali - Segretariato Generale -
Servizio I, circa la somma da versare all'erario.
I soggetti
che effettuano erogazioni liberali
sono invece: tenuti, entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello di
riferimento, a comunicare al Ministero per i beni e le attività culturali -
Segretariato Generale - Serv. I ed al Sistema informativo dell'Agenzia delle
entrate del Ministero dell'Economia e delle Finanze:
1) l'ammontare delle erogazioni effettuate nel periodo di imposta
2) le proprie generalità complete, comprensive dei dati fiscali
3) i soggetti beneficiari dell'erogazione
Le disposizioni del decreto si applicano al periodo d'imposta in corso al 31
dicembre 2001 e non hanno effetti ai fini della determinazione delle imposte da
versare a titolo di acconto dovute per il periodo d'imposta 2001.
Per ulteriori informazioni:
E-mail:
ambuzzi@beniculturali.it
Telefono: 06 6723.592/.498
Atto di indirizzo
recante le indicazioni per la redazione, da parte delle fondazioni bancarie, del
bilancio relativo all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2000. (GU n. 96 del
26-4-2001)
Il bilancio di
missione
"L'Atto di indirizzo recante le indicazioni per la redazione, da parte delle fondazioni bancarie, del bilancio relativo all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2000", emanato dal Ministero del Tesoro il 19 aprile, introduce il concetto di "bilancio di missione" e ne indica il contenuto. Per la prima volta le fondazioni dovranno predisporre questo documento. Si tratta di una forma di rendiconto utile, per consentire agli stakeholders la verifica della coerenza tra gli obbiettivi e le modalità attuate per realizzarli. Nel nonprofit, la qualità dei risultati dipende anche dal tipo di relazioni instaurate con i beneficiari dell'attività. Pertanto, all'informazione contabile è utile affiancare un documento adatto a descrivere con chiarezza le performance ottenute. Il bilancio di missione deve indicare i criteri di individuazione e di selezione delle iniziative da finanziare, ma anche prevedere un insieme di rendiconti e di relazioni che illustrino con efficacia la missione, i programmi di sviluppo dell'attività sociale, gli obbiettivi relazionali perseguiti.
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