I CONSUMATORI RICHIEDONO LA CARNE DI VITELLO BIANCA:

CONSIDERAZIONI SU DI UNA CATTIVA ABITUDINE.

 

Dr. Michele TONETTO - Medico Veterinario  -  Settembre 2006

“CITTADINI ATTIVI” - Susegana (TV)

 

 

Come tutte le storie che si rispettano partiamo con: “c’èra una volta…”, in un mondo diverso, “il vitello da latte” animale ora scomparso. Parlo di un mondo e di un bovino che ora non esiste; ricordo di un tempo che fu, il vitellino da latte rappresentava un premio per il contadino, assieme alle uova e al latte delle mucche. Pochi ormai sanno come vivevano una volta i mezzadri. Sono passati pochi anni, un paio di generazioni, ma sembra un mondo antichissimo.

 

Questo vitello veniva nutrito con quelle che per la categoria dei mezzadri era un “di più”: ovvero latte ed uova: non esisteva, ancora, il sistema moderno di allevamento, industriale e specializzato. In Veneto eravamo tutti allevatori, ma ora ci siamo scordati le radici, e i vitelli li vediamo nelle foto,  la carne la cerchiamo nei supermercati. Era, in fondo, un altro mondo, un altro modo di vivere e quindi anche di allevare. Ora tutto è diverso, nessuno ha più “animali da reddito” in casa, se non qualche “attore eccentrico” che si tiene un maiale …da compagnia.

 

Il latte, per il vitello, è l’alimento naturale per i primi mesi di vita poi, essendo un ruminante, in natura anche libero di scorazzare, quest’ultimo avrebbe presto iniziato a mangiare l’erba ed altro tipo di fibra vegetale, per cui gli si sarebbe sviluppato lo stomaco da ruminante (stomaco suddiviso in quattro parti: rumine, reticolo, omaso, abomaso).

 

Ma al vitello dei nostri giorni, destinato ad essere macellato, viene preclusa proprio dall’uomo questo tipo di alimentazione. E quindi lo sviluppo degli stomaci deputati a fermentare cellulosa ed altri alimenti, e il passaggio fisiologico da “carnivoro”, fruitore del latte materno, ad erbivoro naturale, viene meno. Se qualcuno, infatti, tentasse di allevare vitelli come una volta, entro pochi mesi, queste povere bestie, allevate nelle moderne stalle in maniera intensiva e destinate al sacrificio, sarebbero condannate a soffrire ed a morire per denutrizione.

 

I vecchi contadini, anche se soccidari (gestori degli animali per conto del proprietario) o affittuari della terra, o delle bestie del padrone, lo sapevano benissimo e macellavano molto presto il vitellino da latte, quando aveva pochi mesi (massimo 5), quando era abbastanza piccolo e prima di arrivare al peso di 150 Kg di carne.

 

Invece, con il sistema moderno, oggi si raggiungono livelli di peso e di età molto maggiori. Tutti sanno, però, che si tratta di una forzatura. Gli unici che non lo sanno sono, purtroppo, i Cittadini, quando fanno la spesa! Consumatori che si affannano a richiedere carne di vitello “bianca”, come quella che mangiavano le nostre nonne, senza sapere che, invece, stanno chiedendo una vera assurdità scomparsa, delle carni di un animale raro e quasi estinto, rendendosi colpevoli di una vera e propria sofferenza degli animali di oggi allevati in modo anacronistico solo per soddisfare le richieste dei consumatori.

 

Ma, cosa compriamo effettivamente nel settore della carne bovina? I “vitelli” che vengono macellati sono delle vere e proprie “macchine da carne sbiancata” che arrivano ad un’età di circa 7 o 8 mesi e ad un peso morto di almeno 250 Kg. Tali vitelli "moderni" sono nutriti con sottoprodotti e non con il latte e le uova come anni fa perché ora tali alimenti sono troppo costosi ed inoltre non permetterebbero di far sopravvivere l’animale senza l'utilizzo di integratori alimentari a base di fibre.

 

Personalmente, pur essendo “carnivoro”, non mangio volentieri vitello, ma preferisco la carne bovina rossa come quella di manzo, che come carne è più matura, e come allevamento più sano, piuttosto che nutrirmi con carne “bianca” di vitello che, molto spesso, è insipida, dal gusto poco gradito, con poco ferro e scarsa di potere nutritivo e di vitamine; preferisco e cerco altre fonti proteiche per alimentarmi meglio.

 

Fatico un poco a capire il motivo che hanno le massaie e molti consumatori a ricercare le cosiddette “fettine bianche di vitello”, alimento che potrebbe essere sostituito da carne di vitello di stesso peso e, magari, della stessa età che ha carne comunque tenera ma “rosata” anziché sbiancata come quella troppe volte richiesta dal macellaio.

 

Se parliamo con i commercianti, ci sentiamo dire che questa è un’abitudine tutta italiana. Guai a loro se tentassero di cambiarla perché le carni di vitello scure resterebbero invendute. Secondo me, dovremmo attuare, perciò, una lenta ma costante campagna di educazione e sensibilizzazione del consumatore, unico modo per evitare così il commercio di queste carni "fasulle" e, quindi, l'abolizione di questo tipo di allevamenti "forzati"!

 

La globalizzazione insegna: evitiamo la domanda per influire sull’offerta.

 

 

 

Michele TONETTO

 

 

Postato il 06 Settembre 2006