IL CASO:
SCUOLE E CLINICHE CATTOLICHE IL
SENATO CANCELLA L'ICI,
I COMUNI IN RIVOLTA
ROMA - Scuole private, strutture alberghiere per pellegrini e cliniche di
proprietà della Chiesa non pagheranno più l'Ici. L'articolo 6 del decreto
Infrastrutture, che porta la firma del ministro Pietro Lunardi, approvato ieri
in Senato, estende infatti le agevolazioni previste per le chiese cattoliche a
tutti gli immobili dove si svolgono attività "connesse a finalità di culto"
anche in "forma commerciale". In pratica, se finora l'Ici non doveva essere
pagata per i luoghi di culto e le loro pertinenze (oratori e sale giochi,
conventi e monasteri), la nuova legge allarga l'esenzione a scuole private, case
di cura, ristoranti e foresterie appartenenti alle istituzioni cattoliche (e non
alle altre confessioni religiose).
Il danno calcolato dall'Anci per le casse dei Comuni è di almeno 300 milioni di
euro, 25 dei quali solo a Roma e di una perdita del 30 per cento del gettito in
località come Assisi (dove il sindaco di centrodestra si è lamentato). La stima
potrebbe però peccare per difetto: solo le strutture destinate all'ospitalità
(alberghi per pellegrini, case per ferie, colonie, pensionati e simili) sono
circa 3.000 in tutta Italia.
La vicenda, oltre ad essere contestata per la disparità che crea a favore delle
attività gestite dalla chiesa cattolica, apre preoccupanti risvolti di finanza
pubblica. La norma infatti è di carattere interpretativo e dunque dà la chiave
di lettura della legge che istituì l'Ici nel 1993: si apre la porta di
conseguenza ad un contenzioso gigantesco di fronte ai giudici tributari, ai
quali potranno ricorrere i proprietari degli immobili che fino ad oggi hanno
regolarmente pagato la tassa comunale.
Il colpo di mano sull'Ici "ecclesiastica" non fa che gettare benzina sul fuoco
dello scontro tra enti locali e governo per i tagli di 3,1 miliardi previsti
dalla Finanziaria. Ieri il presidente dell'Anci Domenici è tornato a parlare di
manovra "autoritaria e non concertata", Legautonomie propone di sospendere tutti
i servizi comunali di un'ora per protesta.
Palazzo Chigi nel frattempo reagisce alle accuse di sprechi, rivolte dai sindaci
allo Stato centrale, e in particolare all'accusa di aver speso 6 milioni per
sondaggi. "Notizia falsa", ha detto la presidenza del Consiglio. "La notizia sta
in un dossier della Confesercenti che è stato utilizzato anche da Tremonti e
dunque è stato giudicato affidabile", hanno replicato
dall'Anci.
Eduardo Rina
Consigliere Nazionale ANCI (Associazione Nazionale Comuni d'Italia)
Postato il 06/10/2005