“PROGETTO VINO E TURISMO”
Una proposta, per il territorio di Oderzo, del Sen. Walter BIANCO
(Già componente della Commissione Agricoltura al Senato)
Il territorio dell’Opitergino-Mottense, dal punto di vista vitivinicolo, si trova al centro della zona dei “Vini del Piave” dove, purtroppo, il Consorzio di tutela, di fatto, non esercita più quella funzione necessaria alla valorizzazione del prodotto.
Al fine di sopperire alle mancanze, sul piano operativo, sia del Consorzio di Tutela dei Vini del Piave che di altri organismi come la Provincia (che tanto si è attivata, in tempi non lontani, per i vini bianchi di Conegliano-Valdobbiadene), cercherò di sottoporre all’attenzione degli addetti ai lavori un semplice progetto operativo a medio termine che possa, in qualche modo, contribuire a dare maggiore valore aggiunto ai nostri vini del Piave, in particolare i rossi.
La globalizzazione dei mercati, l’apertura dell’U.E. ai Paesi dell’Est europeo con il conseguente calo degli aiuti comunitari e l’aumento della concorrenza interna ci impongono, oltre che di valorizzare il nostro prodotto vino anche, e soprattutto, di dare una forte accelerazione al settore del marketing vinicolo. Questo perché il prodotto già esiste ed è di indiscutibile qualità ma, a parte poche realtà private, una bottiglia di vino del Piave viene venduta ad un prezzo troppo basso in rapporto alla sua qualità. Esiste, poi, il problema delle Cantine Sociali Cooperative che sono quasi tutte orientate alla “qualità nella quantità” e, a parte qualcuna, l’attenzione al marketing, di fatto, è a livelli minimi e questo fa sì che, ad esempio, un buon vino Merlot o Cabernet vengano venduti, all’ingrosso, anche sotto i due Euro la bottiglia! Per non parlare, poi, del vino sfuso….
Un altro problema che reputo di fondamentale importanza per la sua gravità è il grande frazionamento delle manifestazioni vitivinicole locali. Infatti, ogni località di produzione, nel periodo di produzione vinicola, ha la propria “Sagra” o “Mostra del vino”. Queste, secondo me, sono in genere manifestazioni che non soddisfano l’esigenza di una seria valutazione e valorizzazione (e sponsorizzazione) del prodotto al fine di farlo conoscere oltre i confini della zona di produzione, ma servono solamente a "soddisfare" la gola a qualche buon bevitore!
Abbiamo dunque degli ottimi vini, una miriade di bravi produttori, un territorio che ben si propone dal punto di vista vitivinicolo della gastronomia e, non da ultimo, anche del turismo; una realtà, insomma, che porta in sé tutte le caratteristiche per poter diventare molto più importante dal punto di vista eno-gastronomico e che, perciò, può favorire la necessità di dare maggior valore aggiunto ai nostri vini; abbiamo, in definitiva, tutto quello che serve per far diventare Oderzo oltre che il centro di un importante territorio, oltre che la capitale dei vini del Piave, la “Bordeaux dei vini del Piave”!
Faccio riferimento a Bordeaux, piuttosto che ad una capitale, perché mentre una capitale “costa” per esserlo, Bordeaux invece, è veramente una capitale del vino perché importante riferimento di una realtà vitivinicola non solo dal punto di vista produttivo, di qualità del prodotto, ma anche e soprattutto come esempio di valorizzazione, nel mondo, dei propri vini. Valorizzazione che poi ricade, di conseguenza, anche sugli altri vini del territorio francese. Vini che, peraltro, a parità di qualità, vengono venduti a prezzi quasi doppi di quelli del nostro territorio facendo guadagnare di più i viticoltori del nostro Paese vicino.
Il produttore, il commerciante, tutto il settore vitivinicolo, insomma, in Francia guadagnano molto di più dei nostri i quali, purtroppo, faticano a farsi conoscere, come dovuto, sul mercato internazionale e, molto spesso, anche sul mercato interno nonostante gli sforzi, ad esempio, di manifestazioni importanti come il VinItaly di Verona dove, per altro, i nostri piccoli e medi produttori trovano ancora difficoltà a parteciparvi.
Cosa propongo, allora?
Il fine di questa idea-progetto è quello, come anzidetto, di recuperare il divario esistente tra i vini di altre località italiane, già introdotte sui mercati, e quelli della zona del Piave, soprattutto i rossi, senza dimenticare i bianchi come il Verduzzo che meriterebbe sicuramente molto di più.
Partendo dal presupposto che il vino, nella maggioranza dei casi, viene venduto al supermercato e che è la massaia il soggetto a cui dobbiamo dedicare la nostra attenzione primaria, ho pensato di seguire la strada dell’oggetto immagine anche per il vino. Infatti sappiamo che, quasi sempre, se un prodotto non viene identificato visivamente, chi lo dovrà acquistare, nella confusione delle tantissime proposte vitivinicole, acquista a caso. “Prende”, ad esempio, dallo scaffale il primo Cabernet che capita e, magari, portandolo in tavola non trova quello che si aspettava.
Infatti, tra i tanti Cabernet esposti negli scaffali del supermercato, ad esempio, come può la nostra massaia, che fa la spesa, conoscere il vino prodotto nell’Opitergino-Mottense se non dedica un po’ di tempo a prendere in mano la bottiglia per leggerne l’etichetta?
Allora, cosa di meglio se non creare l’opportunità all’acquirente finale di identificare subito un vino prodotto in una ben definita zona di produzione che, nel nostro caso, è la nostra? E qual è il sistema migliore se non quello di utilizzare un contenitore, una bottiglia particolare, ben definita e in esclusiva, che identifichi la zona di provenienza e la qualità del prodotto che contiene?
Una bottiglia che si possa distinguere, tra le centinaia sullo scaffale, e che attiri l’attenzione della nostra massaia che fa la spesa al negozio di alimentari oppure al supermercato.
Faccio notare che esistono già altri produttori che hanno scelto un contenitore diverso dalla classica bottiglia per vendere meglio e di più il proprio vino ma, questi, purtroppo, si sono solo fermati all’inizio del percorso che tenterò di descrivere qui di seguito.
Se ci fermassimo al solo problema dell'identificazione del vino attraverso un contenitore particolare, diverso dalla bottiglia classica, prima o dopo nello scaffale del negozio la nostra massaia si troverebbe ancora nelle stesse condizioni di prima ed acquisterebbe solo la novità di un buon prodotto imbottigliato in un contenitore particolare scelto in mezzo a tante altre particolari bottiglie, nel frattempo arrivate sullo scaffale del negozio stesso.
Per questo è necessario perfezionare il progetto con tutte quelle iniziative che, normalmente, vengono realizzate per la valorizzazione dei vini che sono già ben conosciuti e “piazzati” sul mercato.
Infatti, una volta definito il contenitore (per il quale ho già una proposta reale) va stabilita l’etichetta che, dal mio punto di vista, dovrebbe avere le stesse caratteristiche per tutti i produttori che aderiscono all’iniziativa.
Ogni produttore, ovviamente, deve stampare sull’etichetta il nome della propria azienda e della zona di produzione. Si può prevedere una seconda etichetta posteriore, personalizzata, che indichi altre caratteristiche del prodotto e dell'abbinamento gastronomico.
Ora, abbiamo il prodotto, la bottiglia e l’etichetta, ma non abbiamo ancora la certezza che, passato il primo periodo di novità, il nostro vino del Piave continui ad essere acquistato dalla nostra massaia che lo ha, per il momento, preferito “a colpo d’occhio”. Dobbiamo far si che la nostra massaia acquisti ancora il nostro prodotto.
Cosa fare, poi, per impedire che nella nostra bottiglia particolare, con un’etichetta particolare, qualcuno ci metta furbescamente, in seguito, un vino mediocre per guadagnare di più a scapito di altri produttori seri?
La risposta sta nell’ultima fase della nostra operazione che, forse, è la più importante, la più difficile e la più lunga da realizzare.
Infatti, ora è necessario avere la garanzia che il nostro prodotto imbottigliato sia sempre di qualità elevata e, soprattutto, che il potenziale consumatore sia informato prima di acquistare la bottiglia. Questa garanzia la possiamo fornire soltanto se il nostro "vino del Piave", imbottigliato nella nostra bottiglia speciale, viene sottoposto ad ogni stagione viticola all’attenzione degli enologi e, soprattutto, alla valutazione dei someliers attraverso dei concorsi mirati.
Proporrei, per questo, di istituire una selezione specifica in occasione di una importante manifestazione enogastronomica da realizzarsi ad Oderzo e che coinvolga tutti i Comuni interessati ai vini che dovremo imbottigliare in seguito. Questa manifestazione, secondo me, dovrebbe essere il frutto della collaborazione fra tutte le realtà che oggi organizzano quella miriade di “mostre del vino” che, come dicevamo prima, servono principalmente a soddisfare la gola, più che il palato, di molti “bevitori” incalliti.
Ecco, allora, che dovremmo chiamare in causa le Pro Loco, gli assessorati all’agricoltura dei Comuni della zona, la Serenissima Signoria dei Vini del Piave, l’Associazione Italiana Someliers e tutte le altre associazioni del territorio interessate al vino le quali, se coordinate, potrebbero sicuramente contribuire a dare quei risultati che, oggi, da separate, non riescono a fornire come ci si aspetterebbe per il settore vitivinicolo.
Un notevole impulso all’aggregazione potrebbe venire dall’Amministrazione provinciale che ha saputo investire proficuamente, in tempi non lontani, sui vini bianchi di Conegliano-Valdobbiadene con gli ottimi risultati che vediamo.
L’accesso ai fondi comunitari e, soprattutto, regionali dovrebbe essere preso in particolare considerazione. A tal riguardo, nel 1999, la Regione Veneto ha stanziato quasi un miliardo per le Strade del Vino; negli anni seguenti abbiamo potuto valutare ulteriori disponibilità regionali per il settore in questione. L’accesso ai fondi regionali, se contemplato, potrebbe permettere di finanziare un’ulteriore iniziativa parallela a quella descritta e che dovrebbe servire a “mettere a norma” o, meglio, standardizzare i cartelli pubblicitari che le aziende vitivinicole della provincia oggi utilizzano malamente o non utilizzano affatto. Non possiamo più accettare che ottimi produttori di vino mettano in strada, all’entrata della loro azienda, un pezzo di cartone inchiodato su un paletto, con sopra scritto a pennarello “Vendita Vino – Produzione Propria”!
Per questa iniziativa ho, a suo tempo, predisposto una proposta concreta con esempi fotografici raccolti nelle regioni viticole francesi, all'Assessore regionale dell'Agricoltura per indurlo a sviluppare un’iniziativa di immagine di qualità e di professionalità dei nostri produttori vitivinicoli. Girando, ultimamente, per le nostre strade ho potuto constatare che qualche cosa, negli ultimi tempi, è stato fatto in tal senso…
Sul piano operativo.
1- Mettere assieme 4-6 realtà produttive vitivinicole di qualità
2- Definire il tipo di bottiglia e di etichetta
3- Definire il tipo di vino da imbottigliare.
Ogni produttore, rispettando un disciplinare che andrà definito, può commercializzare il vino nella bottiglia esclusiva solo dopo che il prodotto è stato sottoposto ad una prima valutazione organolettica e, in seguito, a quella dei nostri someliers.
All'inizio, si dovrà coinvolgere una minima parte di produttori vitivinicoli visto il precedente tentativo che si è bloccato sul nascere proprio per la confusione creatasi…. Sono sicuro che se alcune realtà, importanti sotto il profilo della qualità e della quantità, avranno il coraggio di far partire questa iniziativa e se saremo capaci di portarla in porto, nel giro di cinque o sei anni, altri avranno la possibilità di aggregarsi e tutto il comparto vitivinicolo della zona ne riceverà un forte impulso in termini di tornaconto economico e di immagine senza dimenticare i vantaggi che ne potrà ricevere il settore turistico.
Ricordo che questa operazione non deve limitarsi alla valorizzazione del prodotto sul mercato italiano. Con opportune iniziative collegate, in abbinamento alle manifestazioni di carattere turistico locale, potremo dare ulteriore impulso anche all’export dei nostri vini. A questo scopo, ho potuto individuare alcuni oggetti, sempre legati al vino, da sottoporre ad esempio alle Aziende di Promozione Turistica ed alle Pro Loco comunali, in modo che siano messi a disposizione dei turisti che visitano il territorio dell’Opitergino-Mottense. Quale miglior veicolo pubblicitario il prodotto stesso confezionato come gadget turistico? (Decanter, Brik-a-vin, Bottiglia e calice serigrafati, guida turistica del territorio vitivinicolo etc.).
Importante sarà il coinvolgimento delle Associazioni dei ristoratori, degli albergatori e degli Agriturismo perché dobbiamo inserire nella loro attività i vini di produzione locale nella nostra bottiglia. Oggi, purtroppo, vediamo destinare risorse in opuscoli i quali, anche se ben fatti, non riportano al loro interno alcun cenno sulla nostra realtà vitivinicola!
Visite guidate ad alcune importanti realtà vitivinicole della zona dovrebbero essere organizzate dalle APT per i turisti che, ogni anno, frequentano in gran numero le nostre località balneari. Non dimentichiamoci che Venezia è a soli cinquanta chilometri ed è un peccato non vedere inserita la nostra zona vitivinicola nei circuiti turistici offerti ai turisti stranieri; tutta gente che, a casa loro, beve vino e lo paga bene, ma lo acquista spesso, purtroppo, fuori dal nostro territorio oppure finisce per rivolgersi dai nostri cugini francesi che sanno molto bene conquistare la fiducia dei loro clienti con vini, molto spesso, di qualità inferiore a quelli dell'Opitergino-Mottense!
La realizzazione di questo progetto, come già detto, richiede la formazione di un comitato di gestione aperto alla partecipazione di tutte le realtà che operano nel settore vitivinicolo, enogastronomico e turistico del territorio. Far partire la macchina operativa non sarà difficile e i risultati, sono sicuro, si potranno toccare in tempi brevi.