DA CATTOLICO, LE MIE RAGIONI LAICHE PER NON VOTARE

 del Prof. Lino Sartori

 

 

RAGIONI DI:

  1. MERITO
  2. DI METODO
  3. DI STILE

 

I)         DI MERITO

Nella legge 40 / 2004

  1. è affermato il principio della tutela del concepito, che è non “non ancora uomo”, ma “già uomo”, persona, cui spettano tutti i diritti, in primo luogo quello alla vita; la donna non “genera” un essere (lo fanno tutti i mammiferi), ma “dona la vita ad un uomo”;
  2. è affermato il metodo della gradualità delle terapie per la donna, contro l’invasività della situazione precedente;
  3. è affermato il criterio del ricorso alla PMA non come metodo alternativo alla procreazione, bensì come ultima “ratio” in casi effettivamente di impossibilità alla procreazione naturale;
  4. è accolto il principio che non vi è un diritto al figlio, bensì il diritto dell’embrione ad avere condizioni certe di vita: se la situazione biologica lo consente (non ad ogni costo), se vi è rintracciabilità dell’albero genetico;
  5. assume come equipollenti altri metodi per la genitorialità: l’adozione;
  6. assume come doverose per la scienza altre metodologie di ricerca oltre a quelle staminali embrionali: staminali adulte stimolate attraverso il laser (recente s coperta di scienziati di Siena e Maryland), staminali del midollo;
  7. ribadisce la non “disponibilità” dell’embrione: non si può tentare di guarire usando (= eliminando, parola di Dulbecco!) embrioni;
  8. combatte l’evidente messaggio, sostenuto da alcuni referendari, che la vita da promuovere è quella efficiente, mentre quella sofferente – potendolo – va eliminata.
  9. riconosce il diritto di vita dell’embrione, che impedisce di “essere generati con riserva” in base ad un sistema valoriale definito dagli adulti attuali. Le modalità con cui una vita si incarna in un corpo sono indisponibili. I fondamenti genetici della nostra esistenza sono indisponibili. Qui le preferenze personali, degli adulti attuali, vorrebbero avere la meglio sul diritto alla non - eterodeterminazione, che va riconosciuto all’embrione. Non si può cogestire l’evoluzione.
  10. accoglie la prospettiva della dimensione spirituale essenziale alla vita umana, altrimenti dovremmo negare una componente importante dell’esistenza: gli affetti, l’amore, i progetti, le speranze, il futuro.
  11. sintesi della legge 40/2004: “qualora si ritenga opportuno applicare le tecnica di pma bisogna lasciare a ogni figlio, anche se concepito in  provetta, una possibilità di vivere e gli si devono assicurare un padre e una  madre veri in ogni senso, certi, conoscibili e conosciuti”.
  12. La Corte Costituzionale afferma la legittimità di questa legge, la cui mancanza lascerebbe indifeso un soggetto che la Costituzione deve difendere.

 

 

II)        DI METODO

 

  1. Il referendum non è lo strumento adatto perché, a conti fatti, dà alla minoranza il potere di abrogare una legge approvata da oltre due terzi dei rappresentanti del popolo eletti legittimamente. Esempio: se 100 cittadini hanno diritto a votare, affinché il referendum sia valido, devono avverarsi due condizioni:
  1. Il referendum è stato deciso senza un adeguato (= 2, 3 anni) periodo di sperimentazione della legge, dunque con finalità non certamente scientifiche; infatti la macchina referendaria è partita il giorno successivo all’approvazione della legge. Non così si fece in occasione dell’aborto (1978) con il relativo referendum del 1981;
  2. Il referendum contrappone la popolazione su tematiche che invece esigono confronto, discussione, approfondimento, argomentazione; dobbiamo capirci attraverso uno sforzo collettivo di riflessione. 
  3. Si confondono tre diversi livelli: giuridico, scientifico, etico. Alla scienza spetta il compito di illustrare gli aspetti scientifici del problema e trovare le soluzioni, non pronunciarsi sull’origine della vita, sul significato della persona dell’embrione, sul valore “umano” della problematica. Mai come in questo campo la scienza deve stare dentro i propri limiti: le decisioni sulla vita non sono di tipo quantitativo, ma qualitativo. “La domanda su come comportarsi eticamente di fronte al mistero della vita esula dalla scienza, ma non dalla coscienza (Barbara Spinelli, figli di Altiero, uno dei padri dell’Europa).
  4. Il referendum non è un patto tra cittadino e istituzioni, ma una “provocazione democratica della minoranza”: su questo si basa il diritto all’astensione. Strano il ricorso al referendum da parte di forze politiche che potevano farsi sentire in Parlamento o che, tra un anno, hanno la possibilità di eleggere un diverso Parlamento! Questa è anche un’osservazione rilevata da eminenti Costituzionalisti.

 

III)      DI STILE

 

  1. L’inganno della democraticità del referendum: perché non si parla delle critiche che la Corte Costituzionale ha fatto a più riprese sull’uso “politico” (= distorto) del referendum?
  2. Perché si presenta come una mancanza di coraggio, democraticità, partecipazione il fatto che costituzionalmente si possa astenersi dal voto? Occorre spiegare il concetto di “dovere civico”: = opportunità offerta dalla Costituzione affinché il cittadino eserciti i suoi diritti, non un’imposizione, nemmeno sanzionabile (legge del 1993 che abolisce la sanzionabilità del non voto politico); l’articolo 75 della Costituzione va letto alla lice dei precedenti articoli: art. 2 (inviolabilità dei diritti dell’uomo, tra i quali compare anche quello dell’embrione, per il seguente ragionamento: benché l’embrione non sia menzionato nella Costituzione, assumo valore di rango costituzionale i diritti riconosciuti da trattati internazionali e convenzioni internazionali e i diritti di nuova generazione, ossia quelli che generati dall’evolversi della società), art. 21 (libertà di manifestare il proprio pensiero); art. 23 (nessuna prestazione personale può essere imposta); art. 48 (voto come dovere civico).
  3. Si deve ricordare tutte le altre volte (almeno 5 negli ultimi 10 anni) in cui è mancato il quorum anche con l’indicazione attiva di coloro che oggi deplorano tale scelta;
  4. È scorretto l’uso distorto dei mass media: trasmettere servizi che toccano i tasti emotivi dei telespettatori, senza mostrare che altri soggetti, pur affetti da gravi malformazioni, hanno saputo e voluto dare al problema soluzioni diverse. Uso omologante dei mezzi di comunicazione: trasformare in opinione generale o in parere condiviso l’opinione o le scelte di vita di piccoli segmenti della popolazione.
  5. Non ci si accorge della babele di posizioni ideologiche in campo; due dovrebbero essere, almeno, le posizioni sulle quali la sinistra e i radical - borghesi si differenziano:
    1. la sinistra storica (i marxisti: comunisti, socialisti) accoglie senza batter ciglio le posizioni dei propri nemici di classe, i liberal- radicali. Com’è possibile dimenticare che la sinistra ha sempre criticato la concezione della famiglia borghese, che invece i radicali vogliono addirittura estremizzare? Si pensi a Marx, alla scuola di Francoforte, al francese Morin, al sociologo polacco-inglese Bauman. Qual è la differenza tra sinistra  e radical borghesi? La sinistra accoglie il concetto di persona e famiglia come appartenente al genere (umano), la mentalità radicale vede solo l’individuo uomo, donna, che ha il diritto di disporre dell’altro in base al principio della libertà individuale;
    2. la sinistra ha sempre criticato l’uso della tecnica che spersonalizza l’uomo: ora, che lo determina addirittura geneticamente, va tutto bene! Quindi al sinistra accetta la genetica liberale che uno dei sui maestri definisce:“Shopping in the genetic supermarket”.
  6. Altrettanto si deve dire della posizione dei Verdi: da un lato ammettono il principio di “precauzione”, in base al quale occorre guardare alle conseguenze di ogni nuova applicazione tecnologica sull’ambiente e sulle persone; dall’altro tale precauzione nei riguardi dell’embrione non vale più, in quanto può essere usato per fini (buoni, si dice) sperimentali. Tuttavia anche tra gli ecologisti si annotano posizioni differenti, come questa: “Concludo questa breve rassegna sulla vivisezione con una speranza per tutti gli animali, umani e non, per la scienza e la società: esistono migliaia di metodi alternativi alla sperimentazione animale oggi disponibili. Le pressioni degli animalisti di tutto il mondo … stanno producendo un lento cambiamento a livello politico nella direzione di una vera scienza per lo sviluppo e  diffusione di metodi non cruenti ed affidabili di ricerca”. (R. Bartocci, Philosophema, n. 3-5, pag. 59).

 

  1. Nessuno deve dipendere da un altro in maniera pregiudizialmente irreversibile. Il figlio manipolato non può correggere la programmazione datagli dal suo “designer”. Al programmato è pregiudizialmente impedito di scambiarsi di ruolo con il suo programmatore. La programmazione genetica consolida una dipendenza tra persone le quali sanno di non potersi scambiare le posizioni sociali e biologiche. E pensare che la sinistra, quella correttamente marxiana, lottava per la liberazione, prima ancora che per la libertà!
  2. Mentre la storia culturale delle generazioni (Gadamer) si sviluppa attraverso la relazione tra domande e risposte, i programmi genetici non danno mai libertà di parola ai discendenti: non c’è relazione, non vi è patto intergenerazionale.
  3. Un principio va discusso e, sperabilmente, accolto: SIAMO ESSERI CAPACI DI LIBERTÀ, MA VINCOLATI ALLA LIBERTÀ.
  4. Oggi le nostre vite sono minacciate non solo da ciò che le minaccia, ma anche da ciò che le protegge: la scienza e la medicina (Edgar Morin).
  5. Uccidere non può essere un mezzo per legittimare il proprio diritto.
  6. IN FONDO LA RAGIONE DELL’ASTENSIONE STA NELLA DIVERSA CONCEZIONE DELLA PERSONA: PER ME L’UOMO È UN SOGGETTO CHE:
  7.  ha una storia che continua quella del genere umano,
  8. ha il compito di autodeterminarsi nel progetto che va via via assumendo;
  9. ha una libertà che non è condizionata dalle scelte a lui precedenti.
  10. Nella PMA vi un forte rischio: che l’amore per il bambino desiderato in realtà sia amore per il desiderio del bambino. Ma la maternità non è un diritto, altrimenti coloro che non la possono esercitare sarebbero “meno donne”. La maternità è scelta di effettuare un dono, maturata non individualmente. Solo a questa condizione scatta il diritto per la famiglia di avere il contesto ottimale affinché il dono possa essere effettuato.
  11.  Onestà nei riguardi dei poteri della scienza: “Ci sono dei grandi problemi etici nell’uso di cellule embrionali umane, perchè per ottenerle bisogna distruggere un embrione…l’uso di cellule staminali adulte sarebbe preferibile perchè non susciterebbe alcun problema etico. Solo il dubbio (= mancanza di conoscenze certe) limita l’interesse all’uso di cellule staminali adulte”. (R. Dulbecco, Nobel 1975 per studi su cellule tumorali.
  12. Non tutto ciò che è reso disponibile dalla scienza può essere disponibile per la coscienza. L’intervento sull’embrione stabilisce una asimmetria tra adulto e embrione, a favore del primo. Non si può fare nessuna considerazione normativa senza prima avere assunto la prospettiva della stessa persona interessata: non si può decidere in contumacia! E se i bambini potessero scegliersi i genitori? Si pensi alla problematica del giovane, nato manipolato, quando verrà a sapere che il suo destino è stato programmato da una volontà eteronoma. Oggi si dice:  Dio non è accettato in quanto legislatore esterno; tuttavia  un altro uomo che legiferi non fa scandalo! Sapere che il proprio destino non è libero è cosa da far “venire le vertigini”! (Habermas ) “Sapere che le nostre caratteristiche ereditarie sono il frutto di un’avvenuta programmazione ci costringe, sul piano esistenziale, a subordinare e a posporre il nostro essere-organismo al nostro avere un corpo”. Secondo il filosofo marxista tedesco Habermas, è assurdo accettare che “io sono ciò che sono perché un dato estrinseco, un evento eterogeneo me lo ha imposto!!. Vivremo un nuovo “decentramento” soggettivo, dopo quello di Copernico e Darwin. Quel “fine in sé” che rende uguali gli esseri umani viene annullato dal “designer”.  Primo diritto: la non delegabilità della propria vita. SONO LIBERO IN QUANTO SONO INDISPONIBILE (nemmeno disponibile a me stesso: divieto di vendita di organi).

 

 

Lino Sartori, filosofo, docente di Storia e Filosofia al Liceo statale “P. Levi” di Montebelluna (TV), docente e contratto presso Università Cattolica di Milano in Sociologia Economica e presso università IULM di Milano, sede di Feltre, in Etica di Impresa e Bilancio Sociale; dal 1997 membro eletto del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione.

 

 

Postato dal nostro Associato Prof. Lino Sartori il 09 Giugno 2005