CONSIDERAZIONI del Prof. LINO SARTORI
Postioma, 21.01.2005
Egregi Signori e, se mi permettete, cari Amici,
continuo a ricevere molto volentieri le Vostre news dal Parlamento e finora le ho commentate tra me e me o, al massimo, in famiglia (ho tre figli già votanti!); questa volta, però, data la consistenza delle tematiche poste, desidero esternare anche a Voi le mie del tutto personali riflessioni.
Una premessa, perché possiate, in certa misura, “inquadrarmi”: la mia anima politica è e, spero, resterà cristiano-popolare-razionale. Non ho mai voluto militare in alcun partito, fino a quando, nell’occasione della scorsa campagna elettorale politica, qualche amico mi ha chiesto di correre per una causa, i cui principi, assieme ad altri ovviamente, ho concorso a scrivere: la causa di Democrazia Europea, candidandomi nel collegio senatoriale di Treviso-Castelfranco, iperblindato da Lega Nord e DS, conseguendo, correndo da solo (come del resto tutti gli amici di DE) un oltre 3.2%. Poi la delusione per le modalità in cui D’Antoni ha fatto le proprie scelte, senza mai convocare la base, quella militante, prima di prendere le sue decisioni: quella base, intendo, che non si è vergognata di mostrare la propria faccia davanti ai “nemici di classe” del pur sempre etichettato sindacalista, per chiedere, persona per persona, discutendo di politica alta, il voto. Di questo il siculo si è bellamente fatto un doppio baffo!
Attualmente mi sento di condividere abbastanza quanto Follini sta facendo. Abbastanza, ripeto! Ad esempio, avrei preferito che non entrasse nel governo. Ma il mio personale punto di vista sulla situazione politica è il seguente (procedo per schematizzazioni volutamente):
che il bipolarismo italiano (perfetto, imperfetto, perfettibile…) sia una soluzione ai nostri mali, in buona compagnia di un certo Giovanni Sartori, sostengo di no!
che il sistema maggioritario sia, quindi, il migliore dei sistemi elettorali per l’Italia, sostengo ancora di no! Per quali ragioni?
Per il modo in cui si è costruita la nostra Italia, almeno a partire dal 1861: un progressivo concorrere di più “ideologie” alla costruzione (bella o brutta, per ora non è questo il problema) del nostro Paese.
Per chiarezza vorrei ricordare quali sono state, in ordine cronologico, queste ideologie: quella cristiano-cattolica, quella liberale e quella marxista (nella triplice versione socialista, comunista e socialdemocratica). È innegabile che, in regioni come il Veneto, delle tre precedenti ideologie la prima sia stata la più determinante, ovvero (non posso non usare il termine) quella vincente, cioè risolutiva di molti problemi del periodo. Ed è stata vincente spesso andando contro le altre due: basti ricordare la difesa della proprietà privata dei contadini, artigiani, piccoli esercenti, che tentava di essere fagocitata dalle altre due, per ragioni opposte; oppure l’humus alla creazione dell’imprenditorialità nordestina, oggi tanto sbandierata, fatta sempre di aderenza dei temi economici al tessuto socio-culturale-ambientale locale. Ma tutto ciò, e molto altro ancora, oggi pare sia scomparso dalla memoria degli italiani, che, infatti, sono smemorati.
Ora, dopo il cataclisma politico del 1992, che cosa è successo? Che i soggetti, che avrebbero dovuto, come dovere storico oltre che morale, ricordarsi che le proprie origini ed il proprio status derivavano dal cristianesimo-cattolicesimo (tutti i cattolici, in primo luogo, poi gli imprenditori parvenus, parte della cosiddetta classe media, sia agraria che commerciale, ecc. ecc.) si sono messi la coda fra le gambe e hanno svenduto la primogenitura per neanche un piatto di lenticchie! Alcuni hanno corteggiato i due nuovi astri lombardi, altri hanno rincorso lo sdoganato marx-lenin-.social comunismo; altri ancora si sono tenuti alla larga in attesa di tempi più certi.
Ebbene, tutto ciò mi permette di ritenere che non sia affatto impensabile (= non offende alcun principio della nostra ragione, oltre che della nostra storia) affermare che un centro possa essere ricostituito. In politica, come nelle cose umane, “mai dire mai”! Chi lo dice, attenzione!, pecca della stessa presunzione che accusa agli avversari lombardi (Strano, gli ultimi tre “duci” che certa classe politica demonizza, provengono curiosamente dalle terre manzoniane! Sarà mica una congiura, una fattura…?). Infatti, perché – ammesso e non concesso che si debba andare verso un sistema bipolare - devono essere proprio i cristiano-cattolici a “calare le braghe”, rinunciando alla propria identità, in modo che rimangano liberi e felici gli altri due? Perché non si dovrebbe chiedere, ad esempio, a quelli di sinistra (ammesso e, anche qui, non concesso che siano veramente di sinistra, cioè che abbiano almeno letto e studiato la loro bibbia; domanda: in nome di quali idee un imprenditore vota sinistra? Si è mai informato su che cosa insegna la sinistra, quella vera, storica, istruita…? ) che siano loro a ritirarsi dalla scena, visto quello che hanno combinato e stanno combinando in giro per il mondo (Cina: ultimi 30 anni 50 milioni di morti per il controllo delle nascite e nessuna marcia femminista, girotondina o di altro stampo a tale riguardo)? Insomma, perché dovrei essere io a rinunciare al fatto di essere un cristiano-popolare-razionale, visto che nella mia storia locale (tralascio i riferimento alla dimensione nazionale per non complicare la faccenda, ma sarebbe un altro tema da chiarire) hanno agito positivamente quelli della mia parte e non proprio gli altri? Perché dovrei vergognarmi della mia identità?
Perché non accettiamo di parlare chiaro, anche dal punto di vista della ragione più elementare? Ad esempio, che senso ha parlare di “centro sinistra” o di “centro destra”? In quale figura geometrica esiste un centro che non stia soltanto al centro? Allora, vogliamo davvero parlare come la gente vuole e com’è giusto che sia, dal momento che nessuno ha stabilito che la politica debba avere un codice ermetico? Quindi, perché non dire: centro, destra, sinistra? Pertanto, se proprio si vuole semplificare il sistema elettorale italiano, cosa che sta a cuore anche a me, perché non pensare a tre schieramenti e non ai due “ibridi” che attualmente esistono, con tutti gli imbastardimenti del caso? Per citarne uno solo, fresco di stagione: proprio a causa del fraudolento e irreale centrosinistra e centrodestra, allorché D’Antoni dalla CISL fece il passaggio al centrodestra, si gridò al tradimento da parte del centrosinistra; da quando ha fatto il “salto della quaglia”, D’Antoni è una risorsa per lo stesso centrosinistra. La storia mi direbbe che è un trasformista, e il buon senso della mia gente mi dice che è un voltagabbana. Ma tant’è!
Vi dicevo che mi sento cristiano-popolare-razionale; perché “razionale”? Per il semplice fatto che credo nell’uso sereno, dialogico, aperto della ragione, con tutti i principi logici che questa dà ad ogni uomo che non la offuschi con visioni pregiudiziali. Un esempio anche qui: quali sono i valori fondamentali, essenziali che possono unire un cristiano della Margherita, dell’Udeur…con un bertinottiano, cossuttiano, un diessino coerente con la sua storia? Forse la concezione della famiglia? O del mercato, o della libertà di scelta nell’istruzione, o della vita, perfino della morale? Non credo. Allora, perché rinunciare, io cristiano, al fatto che una famiglia debba poter effettivamente scegliere tra scuola statale e scuola pubblica paritaria, come avviene in ogni altro Paese civile, solo per non spaccare con gli alleati della coalizione? Ma perché non sono loro ad accogliere la mia posizione? O perché debbo a tutti i costi chiamare “famiglia” l’insieme di due esseri dello stesso sesso? Si inventi un altro nome, e così via dicendo.
Naturalmente queste osservazioni non debbono condurre a concludere: ma credi che nel centro destra i valori cristiani siano veramente rispettati? Non sono ingenuo a tal punto, ed è proprio per questo che spero di non lasciare questa terra prima di avere visto il giorno in cui ogni cittadino italiano possa scegliere tra schieramenti che sono chiaramente identificati da valori precisi, quelli – dicevo – essenziali: sul resto ci si può sempre mettere d’accordo. Ecco cosa fa e pensa un cristiano-popolare-razionale!
Grazie per la Vostra cortese attenzione, un cordiale saluto e sempre disponibile ad un sereno confronto.
Lino Sartori
(Postato il 21.01.05)