Quando finirà il teatrino della politica
fatta solo a colpi di slogan?
Credo di non essere smentito nel dire che l’italiano medio, oggi, più che seguire la politica, fa “tifo politico” ed il risultato lo possiamo constatare ogni giorno, a tutti i livelli, dalle Amministrazioni comunali al Governo centrale, con un crescendo esponenziale. Di questo dobbiamo ringraziare soprattutto la televisione, e la stampa in generale, per il grande contributo che danno alla partecipazione degli italiani nelle scelte democratiche, molto spesso fondamentali per il Paese.
Infatti, se vogliamo parlare della politica di oggi, possiamo sicuramente affermare di essere in presenza di una politica che non affronta più i problemi come una volta e non cerca le soluzioni lì dove andrebbero cercate. Noi, poveri cittadini elettori, siamo obbligati a sottostare ad una politica ormai ridotta alla sola rappresentazione di se stessa e alla continua ricerca della ribalta, delle luci e delle telecamere dei vari personaggi politici, emeriti sconosciuti, spesso incapaci, candidati, per giunta, dai leader di partito nei collegi elettorali della penisola.
Con questi “protagonisti della politica” ci troviamo, così, in presenza di una politica da vendere, come la merce al mercato, tra uno spot pubblicitario e l’altro; di una politica virtuale; di una politica dell’apparire e non dell’essere; di una politica della banalizzazione continua che pretende di interpretare le complessità con gli slogan e che si arroga il diritto di governare il Paese rappresentandone soltanto gli interessi senza interpretarne i bisogni.
Tutto questo con un Parlamento ormai ridotto alle necessità di ratifica formale di decisioni prese altrove solo per soddisfare esigenze che hanno poco a che fare con l’interesse generale del Paese e con i partiti, che compongono la maggioranza, che pensano di poter guidare l’Italia affidandosi agli annunci televisivi.
Sul fronte dell’opposizione, qualcuno pretenderebbe di ridurre in agglomerato politico tutti i partiti che la compongono senza pensare che tutto ciò non potrà mai produrre quel valore aggiunto che si crea solo valorizzando le peculiarità e le culture dei singoli soggetti politici.
Quello che si avverte, purtroppo, è che ci troviamo anche di fronte a partiti senza politica e ad una politica senza partiti e che si stanno consolidando due nuove sub-culture della democrazia: quella della omologazione e quella dei sondaggi.
Tutto ciò, secondo noi, non può essere accettato.
E non possiamo nemmeno accettare il concetto di chi vuole affermare il principio che debbano, e possano, esistere solo due schieramenti in perenne lotta tra di loro: l’idea che l’Italia debba essere costretta a stare, di volta in volta, o di qua o di là. Un’idea che è quella dello scontro continuo, della logica amico/nemico; la logica del “chi non la pensa come me è mio nemico”, anche perché queste sono divisioni che, al massimo, possono servire a rassicurare identità politiche incerte, qualche partito che non è un partito perché non è mai “partito” per il fatto che, ad esempio, non ha ancora conosciuto la democrazia congressuale al suo interno.
In questi anni, per fortuna, è cresciuta una terza Italia che comprende milioni di cittadini di destra e di sinistra, stanchi e confusi dalla brutalità di un bipolarismo che li costringe a schierarsi ogni volta con una parte o con l’altra e che alla fine non andranno più a votare.
Ebbene, questi “terzi” italiani non odiano nessuno ed hanno un mucchio di cose da dirsi; sarebbe ora che cominciassero a farlo e noi, “CITTADINI ATTIVI”, potremmo dargliene l’occasione. Potremmo coinvolgerli, pur rimanendo al di fuori del partitismo, con idee e progetti nuovi volti alla soluzione dei problemi reali del nostro tempo. Anche perché il Paese ha bisogno di una politica del “per” e non di una politica del “contro”; abbiamo bisogno di una politica che includa e non di una politica che escluda; di una politica che torni ad essere ancora al servizio del cittadino e non il contrario!
Oggi i partiti, purtroppo, questo non lo vogliono ancora capire.
Sta a noi farglielo intendere!
Postato da Walter Bianco il 14 Aprile 2005