EMERGENZA ANZIANI: A CHE PUNTO SIAMO?

 30 Luglio 2004 - Fonte dati: Eurispes

 

 

Stiamo invecchiando e sembra che nessuno se ne accorga ma, nel 2026 la popolazione anziana in Italia, rispetto a quella del 2001, aumenterà del 48% mentre nel 2051 aumenterà del 77,5%. Se, Infatti, nel 2001 gli ultrasessantacinquenni erano poco più di 10 milioni, nel 2026 saranno quasi 15 milioni e nel 2051 saranno poco meno di 18 milioni; mentre oggi c'è quasi un anziano su cinque, nell'arco di tre o quattro decenni ci sarà un anziano ogni tre abitanti.

 

    Prendendo i dati delle proiezioni su base regionale è stato calcolato che, su una media nazionale del 1,9%, uno dei valori più elevati di Incremento assoluto annuo, riferito all'anno 2026, si registra proprio nel Veneto con il 2,7% assieme alla Lombardia ed alla Puglia. Nel 2052, i valori riferiti alle regioni, vedono il Veneto con un ulteriore incremento dei propri anziani dell'1% all'anno.

 

    Le cifre che abbiamo, contenute all'interno di uno studio di Eurispes dedicato all'emergenza anziani, pongono l'accento sul fatto che il progressivo invecchiamento della popolazione ha comportato, e comporta, radicali ripensamenti delle strategie sanitarie. E' necessario, infatti, individuare nuovi e più appropriati modelli assistenziali tesi al miglioramento della qualità della vita dei nostri anziani con un più razionale utilizzo delle risorse.

 

    L'invecchiamento della popolazione ha fatto emergere due problemi principali a cui il sistema assistenziale italiano è chiamato, con urgenza, a far fronte. Il primo problema è che è cresciuto il numero dei "grandi anziani", cioè quelli che vivono soli o per i quali la rete di sostegni familiari si è indebolita; il secondo è l'aumento progressivo del numero degli anziani esposti al rischio di perdere la propria autosufficienza fisica e psichica.

 

Sappiamo anche che l'anziano vive meglio nel proprio domicilio e nel contesto dì una famiglia ma, sempre più spesso, la famiglia ha difficoltà economiche e logistiche ad assistere in casa l'anziano che, purtroppo, come già detto, necessita spesso di cure. Ecco che diventa sempre più necessario supportare la famiglia in questo compito.

   

    Notiamo, invece, che a fronte di un fabbisogno stimato di circa 15 miliardi di euro all'anno, il nostro Paese oggi spende per l'assistenza sociale meno della metà del necessario, circa 6,5 miliardi di euro all'anno. Tutto questo con il Nord del Paese che ha, oggi, quasi il 10% della popolazione che supera i 75 anni di età e che la disabilità in questa fascia di popolazione raggiunge li 30%. Al Sud va un po' meglio, ma di poco.

 

    Di fronte a tutto questo, dispiace dover constatare che a Oderzo non è stata presa nella dovuta considerazione la disponibilità della Parrocchia e, soprattutto, del Parroco Monsignor Dametto ad investire i proventi della vendita della colonia estiva Carmen-Frova di Jesolo per la realizzazione di un'opera di grande utilità sociale per il nostro territorio: una residenza protetta, oppure un centro diurno per anziani, da realizzarsi sul terreno dell'Opera Pia Moro, vicino alla scuola materna. Peccato!

 

 

Ma, che cos’è una residenza protetta per anziani?

 

Per prima cosa bisogna dire che le persone anziane hanno spesso problemi legati alla solitudine ed alla perdita dell’autosufficienza economica e fisica. Per rispondere ai loro bisogni è stata realizzata, infatti, una rete imponente di servizi, ciascuno dei quali offre prestazioni differenziate. Non tutti i servizi offrono le stesse prestazioni e con la medesima intensità assistenziale per cui, nella scelta del servizio appropriato, è necessario tener conto:

 

•  dei bisogni effettivi ed attuali da compensare; (l’analisi corretta dei bisogni consente di individuare il servizio che offre le prestazioni più idonee per qualità, tipologia ed intensità, al loro soddisfacimento);

 

•  del fatto che sempre meno anziani restano nel proprio contesto familiare, sociale ed ambientale;

 

•  che la valutazione del grado di autosufficienza-dipendenza e delle risorse esterne da attivare deve tener conto non solo della situazione oggettiva dell’anziano ma anche del suo modo di vita e dell’ambiente relazionale.

 

    Ci sono dei servizi che, per loro natura, non solo consentono all’anziano di esercitare le sue abilità residue e quindi di mantenerle il più a lungo nel tempo, ma sono anche organizzati per assistere anziani non autosufficienti, sopperendo a tutte le esigenze quotidiane.

 

    Questi servizi si riconducono alle “Residenze Protette per anziani”. Si tratta di strutture assistenziali a carattere residenziale: alloggi aggregati in una stessa unità strutturale, dotata di una zona comune per servizi collettivi, destinata ad anziani in condizioni di autosufficienza o di parziale autosufficienza. E’ prevista la presenza programmata di personale socio-assistenziale e dell’Infermiere Professionale.

 

    Le Residenze Protette sono, quindi, strutture per anziani autosufficienti (o non autosufficienti, ma solo per periodi limitati). L’obiettivo è fornire all’anziano interventi di protezione assistenziale abitativa e sanitaria. L’offerta assistenziale è rapportata al grado di autonomia degli ospiti e personalizzata alle diverse tipologie di non autosufficienza e prevede, inoltre, diverse forme di ospitalità:

E’ da sottolineare il fatto che in queste residenze, particolarmente organizzate, viene posta anche una particolare attenzione alle attività di animazione e di socializzazione rivolte agli ospiti.

 

Come si presenta, allora, la situazione degli anziani in alcuni Paesi europei e in Canada?

Ecco cosa si fa per loro. (Ho tralasciato volutamente i Paesi che sono recentemente entrati nell’U.E. per i quali è necessario un approfondimento specifico).

 

DANIMARCA La Danimarca è uno dei Paesi al mondo che più  risente dell’invecchiamento della popolazione. Per questo, da anni, si è cercata una soluzione al problema: le strutture geriatriche alternative, come le case protette, sono un realtà consistente. Un po’ dappertutto sorgono condomini ad hoc: ogni giorno c’è chi provvede al servizio di lavanderia, a portare i pasti e, quotidianamente, vengono effettuate a domicilio visite mediche, fisioterapiche e infermieristiche. In Italia queste “cittadelle della terza età” esistono solo come esperienza sporadica di qualche Comune, ma non sono ancora una realtà radicata nel territorio.

 

SVEZIA All’inizio dell’anno è stata varata una legge che ridefinisce tutte le abitazioni per anziani e le nursing home esistenti. La responsabilità dell’alloggio, della cura, e dei servizi per gli anziani spetta ai Comuni di residenza. Per pagare la retta è sufficiente la pensione. L’anziano – una volta che la sua famiglia non è più in grado di tenerlo con se – può restare nel proprio quartiere, quello in cui vivono anche i suoi parenti e amici. Le abitazioni per anziani sono piccole e non possono ospitare più di otto persone, ognuna delle quali ha una stanza singola arredata con oggetti propri. Ogni camera, detta la legge, “deve essere facilmente controllabile dal personale assistenziale”.

 

CANADA Per pagare la residenza sanitaria assistenziale dalla terza età all’Aldilà, a un anziano canadese è sufficiente la pensione, cosa che ben di rado accade in Italia. Le case di riposo, oltre a essere alla portata di tutti, devono rispondere a requisiti minimi  stabiliti dalla legge. Secondo una direttiva del ministero della sanità, ogni anziano ha diritto ad una camera singola personalizzata con bagno. Caratteristici del Canada sono anche i centri sociali, dove gli anziani si occupano dei coetanei non autosufficienti che vivono nella propria zona. E’ un ottimo sistema per monitorare la popolazione del territorio, invece di limitarsi, come da noi, a organizzare gite, vacanze e ballo liscio.

 

OLANDA L’uovo di Colombo, nel paese dei tulipani, si chiama Senior Citizien Label. Un certificato di qualità per le nuove abitazioni che garantisce all’anziano la rispondenza dell’edificio ad alcuni requisiti: sicurezza, facilità d’uso, accessibilità, adattabilità, collocazione in prossimità di parchi e possibilità di raggiungere, nell’arco dei 500 metri, negozi, uffici e banche. Ad Amsterdam, poi, è stata istituita la Commissione degli anziani: un ufficio ad hoc, non un generico assessorato all’Assistenza. Il vantaggio: trovare soluzioni mirate, che evitando di confondere le esigenze delle diverse fasce che necessitano degli aiuti pubblici, come i tossicodipendenti, i barboni e, appunto,  gli anziani.

 

GRAN BRETAGNA Le prime case protette per anziani vengono realizzate nel 1960. Si chiamano Sheltered House: complessi residenziali formati da piccoli alloggi, per una o due persone, con spazi in comune. Le residenze di Abbeyfield, invece sono piccoli edifici che ospitano fino a nove anziani, con camere individuali dotate di servizi, arredate con mobili propri. Hanno spazi collettivi, come salotto e cucina. Una governante prepara i pasti e provvede alla pulizia degli spazi comuni. I costi sono divisi tra i residenti, con integrazione di contributi pubblici e privati. In Inghilterra funzionano da anni e con successo i ricoveri temporanei e di sollievo (solitamente estivi) per anziani non autosufficienti.

 

 FRANCIA Oltralpe ha avuto  grande diffusione la formula Jardin d’Arcadie. Si tratta di complessi abitativi  dotati di 100 miniappartamenti, con servizi di tipo alberghiero e di assistenza sanitaria. Nel 1989 è stato anche avviato il programma Sepia, che prevede un modello di completa autonomia residenziale, promovendo la realizzazione di alloggi appoggiati a servizi comuni e la presenza di personale di assistenza. Un’altra soluzione targata Francia si chiama Granny Annexe: “la casa annessa della nonna”. Sono piccoli alloggi collocati vicino ad appartamenti più grandi, dove risiede la famiglia dei figli o dei nipoti.   

 

Da noi, in Italia, come detto all’inizio, destinando meno della metà delle risorse necessarie, l’investimento per gli anziani non trova ancora il giusto interesse della nostra classe dirigente; una classe politica che è protesa, invece, alla realizzazione delle cosiddette “grandi opere” molte delle quali, secondo me, di “grande” hanno ben poco se rapportate alle reali esigenze della popolazione. 

 

 

WalBi