I RIFIUTI D’ITALIA
Martedì 12 luglio 2005 ho seguito con molta attenzione ed interesse la trasmissione su RAI3, curata da Sandro Ruotolo, dedicata al tema: " I rifiuti d'Italia".
Mi occupo da anni di rifiuti e a questo proposito vorrei farLe pervenire alcune mie considerazioni che, spero, potranno precisare meglio a Lei e ad altri i termini più importanti del problema.
Per quanto riguarda le soluzioni mi pare che Lei non abbia voluto di proposito abbracciare un'unica ipotesi ed abbia prospettato un "finale aperto". Sull'immagine ultima dei due fidanzatini la voce fuori campo recitava: " Sarebbe bello che anche a Napoli funzionasse la raccolta differenziata" e " mi chiedo quando sarà illuminata grazie ai suoi rifiuti".
Le due affermazioni sono decisamente in contrasto tra di loro e l'auspicio risulta pertanto contraddittorio, come spero di dimostrarLe con quanto segue.
1 - La parola termovalorizzatore o termoutilizzatore (neologismo proprio dell'ASM di Brescia) è un'illeggittimità "semantica" creata dai filo inceneritoristi italiani per dar fumo negli occhi ad un processo termodinamico (l'incenerimento) che ha un recupero energetico massimo intorno al 10%. La legislazione europea invece usa sempre e solo il termine "incinerator", infatti l'obiettivo dell'impianto è "catartizzare" i rifiuti e non produrre energia (elettrica o termica).
2 - C'è un chiaro conflitto di interessi fra metodo e obiettivi della raccolta differenziata spinta e metodo e obiettivi dell'incenerimento.
Un inceneritore, una volta costruito, dura trenta anni e deve essere alimentato in continuazione da rifiuti. Paradossalmente quindi, la sua alimentazione è più abbondante se non c'è una buona raccolta differenziata. Quest'ultima in sostanza viene bloccata perchè bisogna alimentare l'inceneritore. Barry Commoner diceva: "L'inceneritore è il più grande ostacolo alla raccolta differenziata".
3 - Gli inceneritori dovrebbero essere dimensionati esclusivamente sugli obiettivi ultimi della raccolta differenziata spinta e, da calcoli che ho fatto sui dati dell'Osservatorio Nazionale Rifiuti (ONR) 2003, gli inceneritori esistenti in Italia sarebbero sufficienti già da ora se le regioni pianificassero e realizzassero, e questo sarebbe possibile, il 60/70% di raccolta differenziata certificata.
4 - La sua trasmissione ha valorizzato eccessivamente i risultati dell'incenerimento e marginalizzato gli effetti inquinanti di lungo periodo (vedi intervista lampo a Medicina Democratica) e l'ottima esperienza di raccolta differenziata spinta del Consorzio Priula, tra le migliori in Europa. Con un sistema di raccolta di questo tipo rimane da smaltire un terzo di rifiuti in meno, a parità di abitanti serviti, rispetto alla quantità totale delle ceneri, prodotte da un impianto di incenerimento, quale è quella dell'inceneritore ASM di Brescia. Questo si può vedere nel diagramma a pag 215 del libro, che anche Lei ha citato "L'Italia sotto i rifiuti" di Marino Ruzzenenti.
Non dobbiamo dimenticare che un inceneritore produce comunque, oltre all'inquinamento atmosferico, il 30% di ceneri in peso dei rifiuti bruciati, ceneri che devono poi andare in discarica (niente si crea e niente si distrugge secondo il primo principio della termodinamica).
5 - Uno smaltimento nettamente a favore della raccolta differenziata spinta dovrebbe essere sufficiente per mettere in discussione tutto il paradigma insostenibile dell'incenerimento illegittimamente incentivato in Italia dal CIP6 e dai Certificati Verdi che applicano in maniera distorta la direttiva sulle Fonti Energetiche Rinnovabili. Tale illeggittimità che è in discussione presso l'Europarlamento e la Commissione per una procedura di infrazione verso l'Italia, pende come una spada di Damocle sulla falsa economicità dell'incenerimento in Italia. Anche se la procedura di infrazione andasse a colpire solo la parte di sovvenzioni relativa alle plastiche, sarebbe un colpo pressoché mortale per la competitività economica degli inceneritori, i quali, secondo calcoli ai costi correnti, verrebbero a costare attorno ai 50 euro/t in più portando quindi il costo dell'incenerimento a 150/200 Euro/t.
Oggi, con questa crisi strutturale irreversibile dovuta a penuria di fonti energetiche e di materie prime, non avere inceneritori è un'opportunità !
6 - Durante la trasmissione è stato erroneamente affermato che l'incenerimento riduce le emissioni di CO2 rispetto ad altre forme di smaltimento. E' vero il contrario. La UE nel 2001 ha commissionato uno studio (Waste management options and climate changes) ove si evidenzia che i kg di gas serra risparmiati per tonnellata di rifiuti trattati sono: -461 kg con riciclaggio e compostaggio, -366 kg con il trattamento pre-discarica e seguente segregazione in discarica ed infine -10 kg con l'incenerimento con produzione di elettricità .
Purtroppo sul tema dei rifiuti e della loro gestione la confusione è grande e senza i punti fermi di cui sopra, nessuna analisi avrà sostanza e sbocco credibile.
Come per tutti gli altri problemi che hanno a che fare con l'ecologia, qualsiasi azione umana (attuale e futura) deve avere come obiettivo la salute dell'uomo e dell'ambiente e pertanto dovrà fare i conti con tutti i fattori ambientali: aria, acqua e territorio visti in ottica sistemica.
Dovremo quindi impegnarci tutti per:
- la riduzione dei rifiuti (riduzione degli imballaggi, uso dei vuoti a rendere, vendita prodotti a peso, ecc)
- la riduzione della tossicità dei materiali
- la raccolta differenziata spinta, il recupero ed il riuso della materia con obiettivo strategico finale: Rifiuti Zero.
Gianluigi Salvador
referente energia e rifiuti WWF Veneto
Postato il 22 Luglio 2005