LA LEGGE BIAGI VA CAMBIATA
In un Paese “occupato” da Deputati nazionali e regionali, da Senatori, da Consiglieri regionali, provinciali, comunali e di quartiere, con il loro stuolo di consulenti esterni e privilegiati, in gran parte, da stipendi astronomici, non ci si può meravigliare della scarsa (nulla!) attenzione alle fasce deboli della società.
I giovani ad esempio, per i nostri “occupanti” devono rimanere nella precarietà lavorativa perché il lavoro a progetto, il co.co.pro., previsto dalla legge Biagi, fa comodo agli imprenditori, proprio a quelli che votano e sostengono di più gli “occupanti”.
La legge Biagi, invece, va cambiata perché controversa, perché, pur partendo da principi legati alla liberalizzazione del lavoro ed alla facilitazione dell’ingresso dei giovani nelle aziende, si è trasformata spesso in abuso da parte della aziende stesse. Il cosiddetto lavoro a progetto è stato utilizzato per giustificare un’attività continuativa che con il progetto non ha niente a che vedere. La legge Biagi ha, di fatto, istituzionalizzato un precariato con conseguenze inimmaginabili; ha creato nuova povertà ed instabilità sociale proprio nella fascia debole dei giovani, quei giovani che, si dice sempre, dovrebbero essere in nostro futuro.
Per poter funzionare, la legge Biagi, secondo me, andrebbe modificata in questo senso:
1- non deve essere applicata in assenza di un reale progetto che abbia obiettivi chiari e ben definiti;
2- non deve essere applicata in modo discriminato dalle aziende e deve quindi essere contenuta in una percentuale della forza lavoro (ad es. il 10%) dell’azienda stessa;
3- il lavoratore assunto con il co.co.pro. deve usufruire di forti sgravi fiscali, rispetto al lavoratore a tempo indeterminato, per la precarietà del suo stato.
Dalle modifiche che verranno fatte a questa legge potremmo, così, verificare ancora una volta da che parte stanno i nostri politici.
I nostri giovani, poi, dovrebbero imparare dai loro “cugini” francesi i quali, scendendo in piazza, in meno di un mese di proteste, hanno ottenuto giustizia.
A quando, poi, una “legge Biagi” per gli over 50 rimasti senza lavoro che nessuno vuole più perché “anziani”?
Walter BIANCO
Postato il 29 Settembre 2006